Ciao!

Per prenotare una consulenza o per richiedere informazioni contattaci.
 
Riceviamo su appuntamento, il primo colloquio conoscitivo è gratuito!

ANCHE IL CORPO HA UNA “PSICHE”: un esercizio meditativo

ANCHE IL CORPO HA UNA “PSICHE”: un esercizio meditativo

Attraverso il corpo facciamo esperienza del mondo, entriamo in relazione, conosciamo ed esprimiamo emozioni. Attraverso i gesti e le posture il nostro corpo “esprime”; attraverso sensazioni di dolore o di piacere il nostro corpo “sente”: in altre parole il corpo è un tutt’uno con ciò che noi siamo, pensiamo e sentiamo.

Attraverso il nostro corpo comunichiamo continuamente, anche quando crediamo di non comunicare affatto. Comunichiamo verso l’esterno – più e meno consapevolmente – ma comunichiamo anche e soprattutto verso “l’interno”: il nostro corpo ci invia costantemente infiniti segnali relativi al nostro “essere”.

Saper riconoscere i grandi e i sottili messaggi che il corpo esprime significa appropriarsi di un linguaggio molto potente, perché il corpo parla molto di più delle nostre parole, sia quelle che rivolgiamo agli altri che quelle che rivolgiamo a noi stessi. Un corpo prova milioni di sensazioni nell’arco di una sola giornata ed invia altrettanti messaggi, in una continua spirale tra stimoli interni e stimoli esterni.

Dunque corpo e mente (la nostra parte “interiore”, animica e cognitiva) sono incessantemente unite nel definirci e renderci “interi”.

Eppure nella nostra società contemporanea questo equilibrio non è di certo scontato.

La dicotomia anima e corpo ha origini lontanissime. Certamente i dati storici ci dicono che nelle epoche pagane non esisteva questa rigida separazione; i riti religiosi erano, sia presso i greci che i romani, esempi della simbiosi tra spiritualità e corporeità/sensualità. Il corpo era di solito la rappresentazione della fusione perfetta dell’essere in sé, nella sua totalità.

È con l’avvento del cristianesimo che vengono introdotti nuovi aspetti culturali e soprattutto si sviluppa una diversa concezione del rapporto tra spirito e materia.

Il concetto di anima viene a configurarsi sempre più come il preciso opposto dell’altro da sé: il corpo. Diviene per altro ideologia di fondo il connubio che vede sinonimi corpo e peccato, nell’idea di corporeità quale mezzo per ottenere facile soddisfazione e appagamento.

Viene da sé che, culturalmente, nella stragrande maggioranza dei popoli questo abbia indotto una iper amplificazione del rapporto con la parte mentale e cognitiva a discapito di un rapporto altrettanto positivo con la nostra parte corporea.

Oggi dunque riappropriarsi del proprio corpo significa essenzialmente recuperare una spontaneità psico-fisica cancellata nei secoli, riacquistare una sicurezza corporea che non può essere scissa da quella intellettuale/cognitiva.

Il corpo ci lancia infatti innumerevoli segnali su come stiamo, su cosa desideriamo, cosa ci fa sentire bene, in un modo per altro ben più diretto e meno filtrato di quanto non faccia la nostra parte mentale.

I messaggi del nostro corpo sono infatti, essendo istintuali, da considerarsi “veri” e autentici in quanto non contaminati da possibili pregiudizi culturali, morali o da paure più o meno consapevoli alla nostra parte “cosciente”.

Sono moltissimi gli esempi che potremmo fare, in primis prendendo a modello la psicosomatica: quanti messaggi può nascondere un mal di testa o un mal di stomaco? Oppure, uscendo dalla sintomatologia, pensiamo all’ambito della sessualità: il nostro corpo è il mezzo principale che ci comunica come ci stiamo sentendo nella relazione con l’altro.

Il tema del rapporto mente – corpo apre studi e riflessioni amplissime che possono essere prese in esame attraverso diverse discipline e tecniche. In ambito psicologico la Mindfulness è uno dei possibili strumenti che può aiutarci a sentirci maggiormente connessi al nostro corpo, a farci sentire più solidi e stabili, come una montagna ancorata saldamente al suolo.

Vi proponiamo qui un semplice esercizio meditativo che, secondo i principi della Mindfulness, può aiutarci a migliorare la nostra connessione tra la parte mentale e quella corporea.

MEDITAZIONE DEL CORPO

“Cerchiamo di trovare una posizione che sia più comoda possibile. Mettiamoci seduti ad esempio per terra su un tappeto, piuttosto che su una sedia per noi comoda, o sul letto.

Chiudiamo gli occhi e concentriamoci sul nostro respiro, lasciando andare ogni pensiero (ad ognuno di noi può servire un tempo diverso per sentirsi rilassato e staccato dai pensieri mentali).

Una volta che ci sentiamo rilassati proviamo a sperimentare un senso di gioia e gratitudine nei confronti del corpo, che ogni giorno, momento dopo momento, ci dà la possibilità di fare questa esperienza della nostra vita (può essere di aiuto parlare al nostro corpo, “ringraziandolo”).

Portiamo poi  l’attenzione alla parte bassa del corpo (piedi. gambe, natiche) e alla zona di contatto con la sedia e il pavimento dove siamo. Cerchiamo di lasciarci andare completamente.

Il corpo sa che può fidarsi della sedia e del pavimento per lasciarsi andare, riposare e ricaricarsi spontaneamente (possiamo sempre “parlare” al nostro corpo per facilitare l’esercizio).

Ora vediamo se la nostra mente può imparare questo atteggiamento di saggezza dal corpo, dandosi la possibilità di scivolare all’interno del corpo che è la sua casa naturale; così, come il corpo si rilassa e si riposa, la mente si rilassa e si riposa, lasciandosi andare completamente all’interno del corpo.

Il corpo è rilassato, la mente si rilassa nel corpo .

Ora portiamo l’attenzione a quella parte del corpo che è il movimento in connessione con il respiro (parte alta del corpo). Possiamo sentire l’aria che entra ed esce dalle narici, per esempio. Oppure possiamo portare l’attenzione al movimento della pancia in connessione con il respiro.

L’aria entra, la pancia si espande, l’aria esce e la pancia torna come prima.

E ora, espandiamo il senso di centratura a tutto il corpo, come se respirasse questo unico respiro; come se ogni singola cellula del nostro corpo respirasse questo respiro, momento dopo momento.

Lentamente, prepariamoci a concludere la meditazione guidata. Lentamente cominciamo a muovere le dita dei piedi nelle calze, nelle scarpe, e le dita delle mani sulle ginocchia. Lentamente, possiamo sciogliere eventuali tensioni all’altezza di spalle, schiena, braccia, collo e quando siamo pronti, con gentilezza, possiamo aprire gli occhi.”

 

Sabina Zapponi

Sabina Zapponi, Psicologa-Psicoterapeuta