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Che rabbia! Cosa si cela dietro gli eccessi di collera.

Che rabbia! Cosa si cela dietro gli eccessi di collera.

La rabbia è un’emozione intensa che è connessa alla percezione di essere stati danneggiati, trattati ingiustamente, alla credenza che importanti regole o aspettative di comportamento siano state violate. Ognuno di noi prova, con modalità e frequenza differente, questa emozione. La collera, se moderata e proporzionata alla situazione, è un’emozione che ci permette di attivarci, renderci intraprendenti e serve per regolare le relazioni con gli altri in modo da non sentirsi sopraffatti. Il modo in cui ci arrabbiamo dipende molto dal significato che noi diamo all’evento, spesso quindi non dipende dalla situazione in sė, ma dall’interpretazione che noi diamo di quella situazione. Solitamente la rabbia si manifesta attraverso modificazioni fisiologiche quali l’accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione sanguigna e irrigidimento muscolare, che ci permettono di renderci conto che ci stiamo arrabbiando.

 

Di seguito prenderemo in considerazione gli eccessi di collera, cioè quando l’espressione di questa emozione risulta eccessiva, sproporzionata rispetto alla situazione che ci si trova ad affrontare, inducendo le persone a mettere in atto comportamenti che possono essere pericolosi per se stessi o per gli altri. Dietro a queste esplosioni di rabbia si cela uno scarso auto-controllo, dovuto ad una erronea interpretazione della realtà e nello specifico, della situazione. Per spiegarmi meglio, se sono soggetto ad un eccesso di rabbia significa che non sono in grado di interpretare correttamente l’esperienza che sto vivendo e di conseguenza non sono in grado di mettere in atto i comportamenti più adeguati per farvi fronte. Come afferma Paul Mills (2011), “la collera intensa nasce sempre da un’insicurezza individuale riattivata dalla situazione che sto vivendo”.  Come possiamo comprendere quali meccanismi/pensieri ci conducono alle esplosioni di rabbia?

 

Esercizio 1

Analizzando la situazione che ha scatenato la nostra rabbia e scomponendola in singoli eventi, ci renderemo conto di quali sono i fattori che scatenano la nostra rabbia.

-Proviamo a descrivere nel dettaglio la situazione: es. Il mio responsabile entra in ufficio e divide il lavoro giornaliero tenendo per sė 8 clienti da contattare e lasciandone a me solo 2. Mi arrabbio e mi chiudo in me stessa, senza dire nulla al responsabile

-Dopo aver descritto la situazione cerchiamo di dare un punteggio all’intensità della rabbia (scala da 1-10): es. 8

-Infine descriviamo pensieri, parole, ricordi e immagini che ci passano per la mente: es. “si tiene sempre tutto il lavoro per sė, perchè poi vuole andare a farsi bello con il capo, dicendo che fa tutto il lavoro da solo, facendo passare me per una svogliata o incapace. Non sono una svogliata. Non gli importa del fatto che anche io vorrei avere più lavoro, per non annoiarmi, è un egoista. Vorrei urlargli in faccia, mandarlo a quel paese.”

 

Dopo aver compiuto questi tre passaggi cerchiamo di analizzare e connettere il comportamento del capo, con i nostri pensieri e vediamo se è possibile. Partendo dall’esempio riportato, ci rendiamo conto che non c’è nessuna prova del fatto che il mio responsabile si tenga buona parte del lavoro per mettermi in cattiva luce con il capo, può essere che lo faccia per alleggerire il carico di lavoro della collega? Perché pensa che la collega sia più brava a fare altre cose? Perchė gli piace molto contattare i clienti e non pensa al fatto che potrebbe piacere anche alla sua collega? D’altro canto la sua collega non gli ha spiegato le sue esigenze, non gli ha detto che avrebbe voluto un numero maggiore di clienti da contattare. Perché il responsabile dovrebbe leggerle nel pensiero? Perchė dovrebbe volerla mettere in cattiva luce facendola passare per svogliata?

 

Naturalmente questo è solo un esempio, ma ci offre l’occasione per riflettere su come delle cattive interpretazioni di una situazione possano indurci a conclusioni sbagliate. Spesso queste conclusioni vanno a colpire proprio nel segno, nel senso che se “temo che gli altri mi reputino una svogliata” e questo pensiero mi fa soffrire molto, probabilmente la mia rabbia eccessiva prenderà origine proprio da qui, dal mio punto di fragilità, dalle mie insicurezze. “Non è vero che sono una svogliata incapace, non è giusto che gli altri cerchino di fare credere al mio capo che io invece lo sia”. Analizzare le reali connessioni tra i fatti e le vostre reazioni può non essere così semplice, perchė non sempre ci si riesce ad allontanare dal proprio punto di vista, sforzandosi di immaginare motivazioni e conclusioni differenti rispetto a quelle alle quali siamo giunti da soli. Sforzatevi e vedrete che questo esercizio ridurrà in maniera significativa i vostri eccessi di rabbia

 

Esercizio 2

Per capire se la vostra reazione sia adeguata o inadeguata alla situazione dovreste provare a porvi le seguenti domande (P. Mills, 2011):

Questo pensiero corrisponde alla realtà dei fatti?

Questo modo di pensare serve a proteggere la mia vita?

Questo modo di pensare serve a raggiungere i miei scopi?

Questo atteggiamento serve a evitare le difficoltà che incontro con gli altri?

Questo atteggiamento serve a farmi comportare come desidero?

Quali prove esistono della veridicità del mio pensiero?

Quali prove esistono della falsità del mio pensiero?

Quali sono le cose peggiori che potrebbero capitare se fosse vero?

Quante probabilità ci sono che ciò accada?

Quali sono le cose migliori che potrebbero capitare se fosse vero?

Quante probabilità ci sono che ciò accada?

Sono davvero sicuro che quello che penso non sia errato?

Su 100 persone quante la penserebbero come me?

Cosa direi ad una persona che pensa ciò che penso io?

 

Porvi queste domande, nel momento in cui sentite che state per essere sopraffatti dalla collera, vi permette di estraniarvi dalla situazione per recuperare il controllo su voi stessi, cercando poi di prendere in considerazione anche altri punti di vista. Queste domande possono risultare utili anche in un secondo momento, per analizzare un episodio che vi ha visti travolti dalla rabbia. Ogni reazione emotiva, anche quelle di eccessiva collera, sono sostenute da un pensiero che serve per convincerci che ciò che facciamo è corretto e non potremmo fare altrimenti. La percezione di non avere alternative aumenta la collera. Soffermandosi a mente fredda sulle domande sopra riportate, potreste rendervi conto che le conclusioni a cui siete giunti (es.”arriva in ritardo perché pensa che io non sia una persona degna di rispetto”) non erano realistiche e che forse avreste potuto sperimentare una strada diversa, rispetto a quella della collera (es. andarvene via  senza aspettare l’arrivo dell’amico per 1 ora, tagliando quindi quel filo che univa i vostri pensieri negativi all’atteggiamento della persona che scatenava la vostra collera.

 

Concludendo, la rabbia eccessiva spesso viene manifestata da persone che possiedono una scarsa autostima e hanno scarse capacità comunicative, questo impedisce loro di essere assertive, cioè in grado di comunicare in modo efficace i propri bisogni, valorizzandoli senza prevaricare quelli altrui e senza metterli sempre in secondo piano rispetto ai bisogni degli altri. Bisogna essere proattivi, evitando di vedere calpestati i propri diritti ed evitando nuove inutili frustrazioni che porterebbero agli eccessi di collera. Se da soli non riuscite a modificare questo meccanismo, potete ricorrere al sostegno di uno psicologo che vi guiderà verso l’assertività e una maggiore autostima.

 

Bibliografia:

  1. Gottman, 1997, “Intelligenza emotiva per un figlio”, Edizione BUR parenting
  2. Mills, 2011, “Pronto soccorso emotivo”, Edizioni Ferrari Sinibaldi, Milano

 

Giulia Giampellegrini

Dott.ssa Giulia Giampellegrini Psicoterapeuta-Studio Itaca