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COME USCIRE DALLE “TRAPPOLE” DEI NOSTRI PENSIERI

COME USCIRE DALLE “TRAPPOLE” DEI NOSTRI PENSIERI

Quanti pensieri facciamo durante una giornata? Di quanti siamo consapevoli? Li ricordiamo tutti? La nostra mente, per suo naturale funzionamento è costantemente impegnata in ragionamenti, confronti, ricordi, progetti, una produzione continua che si manifesta sotto forma di parole, immagini, emozioni. In alcuni momenti questi pensieri possono diventare talmente fastidiosi e talvolta dolorosi che vorremmo scollegare la testa per trovare un po’ di pace.

Spesso la società occidentale ci ha obbligati a pensare che per vivere una vita serena e appagante e trovare un po’ di pace dal fastidio dei pensieri dovremmo essere capaci di controllare ciò che si pensa e si prova, ma in realtà si tratta di un falso mito poiché possiamo controllare i nostri pensieri e sentimenti molto meno di quanto vorremmo. Al contrario possiamo fare molto per controllare le nostre azioni. Ed è agendo, praticando, facendo, che ci creiamo una vita ricca, piena e significativa alla luce di quello che ciascuno di noi crede importante e di valore.

Avrete già provato un’infinità di volte a vedere le cose in modo più positivo, eppure i pensieri negativi continuano a tornare e avrete anche notato che, man mano il livello di sofferenza aumenta, le capacità di controllare le emozioni ed i pensieri diminuiscono. Come fare allora ad uscire dalle “trappole” della nostra mente? In che modo prendersi cura della naturale tendenza della mente a vagare? In che modo sospendere l’incessante flusso di pensieri stressanti?

Tra le varie tecniche possibili, possiamo annoverare la mindfulness, con questo termine si fa riferimento alla consapevolezza che emerge dal prestare attenzione all’esperienza nel qui ed ora, intenzionalmente e in  modo non giudicante: “conoscere ciò che accade, mentre accade senza preferenze” (Nairn,2000). Attraverso la mindfulness la mente viene allenata a restare “pienamente” nel momento presente, sviluppando la presenza mentale necessaria per poter svelare qualità quali l’accettazione, la compassione e la saggezza, aspetti tutti presenti in noi, ma spesso “offuscati” e resi inaccessibili dalla confusione di una mente distratta. Ascoltare e osservare in modo non giudicante le proprie emozioni, i propri pensieri, le proprie sensazioni fisiche, senza cercare di correggerli, allontanarli o sopprimerli, aiuta a sviluppare abilità che ci svincolano da tendenze di rimuginio e aiuta a sviluppare abilità che ci consentono di metterci in contatto autentico con ciò che sta avvenendo in noi e nel mondo che ci circonda.

Come guidare, dunque, la mente senza controllarla? Tramite la consapevolezza e il potenziamento dell’autoregolazione. Per poter attuare dei cambiamenti, infatti, occorre innanzitutto essere consapevoli del nostro funzionamento e in questo la mindfulness ci aiuta, permettendoci di osservare con sufficiente distacco pensieri ed emozioni. Così facendo spesso ci accorgiamo che non siamo i nostri pensieri, non siamo le nostre emozioni, ma che essi sono solo la manifestazione della nostra mente. Ciò è molto importante perché ci permette di diminuire l’impatto emotivo degli eventi, in particolare di quelli negativi, adottando un atteggiamento non giudicante. Per esempio quando emerge imbarazzo a seguito di una brutta figura i pensieri di impotenza che ne derivano possono spingerci a dirci quanto siamo incapaci o inadatti alla situazione, tormentandoci magari a distanza di giorni, mesi e a volte anche anni. Riconoscere che, per quanto doloroso, questo è solo un pensiero, piccolo e transitorio, aiuterebbe a focalizzare le nostre energie nella riorganizzazione dei comportamenti, consentendoci di essere maggiormente presenti al qui ed ora. Con il potenziamento dell’autoregolazione (ossia la capacità di gestire i propri processi emotivi, mentali e relazionali) invece si riesce a riconnettersi in modo non giudicante ai propri obiettivi.

Questo processo di cambiamento è reso possibile da una pratica costante. Ma, nello specifico, in cosa consistono le pratiche di mindfulness? Esistono vari esercizi che rientrano in questa categoria, ma in linea generale le indicazioni globali che li caratterizzano consistono nel richiedere al soggetto di mantenere l’attenzione su un oggetto stabilito, cercando di mantenerlo quando il focus se ne allontani. Il respiro, le sensazioni corporee e il corpo in generale costituiscono oggetti preferenziali: sono infatti sempre disponibili alla nostra presenza e risultano familiari all’esperienza quotidiana. La consapevolezza di ogni singolo respiro e quella delle sensazioni provenienti dal proprio corpo aiutano a sperimentare in modo nuovo esperienze che si susseguono in maniera automatica.

Per renderci maggiormente conto di cosa stiamo parlando e anche per provare a sperimentarci qualora lo desiderassimo, prendiamo come esempio la camminata e vediamo come si potrebbe “costruire” una camminata mindfulness:

 

–    Inizialmente scegliamo la durata (ad esempio 15 min), il luogo in cui attuarla (all’aperto o al chiuso, luogo tranquillo e non troppo soggetto a stimoli distraenti), poi iniziamo a focalizzarci sulle sensazioni corporee, a partire da quelle che provengono dalla punta dei piedi e dalle sensazioni che si attivano dal contatto di questi con il suolo, via via, lentamente, risaliamo lungo tutto il corpo fino alla sommità del capo. L’osservazione deve essere minuziosa e attenta, soffermiamoci ad osservare ogni singola sensazione anche la più sottile.

 

Questo esercizio di consapevolezza all’apparenza semplice ci aiuta a soffermarci sulle sensazioni sempre uniche che si manifestano nel momento presente e aiuta a liberare l’attenzione da modelli abituali e a familiarizzare con quanto accade nel qui ed ora consentendo di esperire le sensazioni piuttosto che di pensarle.

Ora a voi la possibilità di sperimentarvi… Buona camminata consapevole!

 

Elisa Piovani

Dott.ssa Elisa Piovani- Psicoterapeuta- Studio Itaca