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Conflitti di coppia: positivi o distruttivi?

Conflitti di coppia: positivi o distruttivi?

I conflitti sono componenti normali e addirittura costruttivi all’interno della vita coppia. Non vanno evitati e nemmeno nascosti, ma per essere utili e non nocivi devono presentare delle caratteristiche ben precise: il disaccordo deve essere espresso in maniera rispettosa e deve sempre essere chiaro che l’obiettivo è quello di trovare una soluzione. Solo così il conflitto può divenire addirittura un esempio positivo di gestione delle differenze. Purtroppo non è sempre facile affrontare i contrasti nel modo corretto: difficoltà nel gestire ed esprimere le emozioni, momenti della vita estremamente faticosi (es. traslochi, licenziamenti), crisi che colpiscono sul piano affettivo (es. tradimenti, separazioni) possono causare un inasprimento dei conflitti di coppia e, se non vengono ben gestiti, possono guidare i partner verso la rottura. Studi compiuti dallo psicologo americano John Gottman, dimostrano come esistano delle caratteristiche che accomunano le coppie “infelicemente sposate”. Il loro modo di gestire i conflitti, ma più in generale di comunicare, esprimere emozioni e atteggiamenti, li porta a passi spediti verso il fallimento della loro relazione. Gottman prevede quattro fasi, che definisce “i quattro cavalieri dell’apocalisse”, che nel momento in cui si presentano, conducono ad una spaccatura. Vediamole insieme:

 

1- LA CRITICA

Le critiche sono degli attacchi alla personalità del partner, solitamente espresse in modo tale da sottolineare responsabilità e colpe dell’altro. Apparentemente le critiche potrebbero sembrare molto simili alle lagnanze, ma non è così: quando ci si lamenta si prende di mira un comportamento e non la persona. Mentre le lamentele esprimono un fatto, le critiche solitamente esprimono un giudizio e sottintendono che la persona dovrebbe essere diversa da quello che è. Termini quali “sempre” e “mai” sono caratteristici delle critiche: “Riesci sempre a rovinare le nostre serate”. Ecco un esempio:

  • Lamentela: “ Quando alla domenica vai fuori in moto con i tuoi amici, io mi sento sola
  • Critica: “Sei un egoista ed un irresponsabile ad uscire sempre con i tuoi amici. Così trascuri me e i bambini…non ti importa nulla della tua famiglia?

 

Dietro una sequenza di critiche spesso si celano sentimenti di rabbia e collera non espressi, che, se repressi per diverso tempo, sfociano in un’esplosione di attacchi scollegati tra loro che investono atteggiamenti o episodi di vita di coppia. Per evitare di arrivare a ricorrere alla critica come strumento comunicativo, sarebbe indispensabile affrontare le difficoltà non appena si presentano, esprimendo la rabbia o la delusione nei confronti di quell’azione o atteggiamento specifico del vostro partner, piuttosto che verso la sua personalità.

 

2- IL DISPREZZO

Il disprezzo è una sorta di critica estremizzata, cioè il compagno si esprime con l’intenzione di offendere o ferire psicologicamente l’altro. Quando una persona viene criticata, potrebbe sentirsi stordita, offesa, attaccata ingiustamente e avere la sensazione di essere colpito nel profondo, come persona. Questi sentimenti aprono la strada al disprezzo e cioè al desiderio di vendicarsi e mostrare il proprio fastidio nei confronti del coniuge. Offendere, insultare e ridicolizzare l’altro sono tre elementi caratteristici del disprezzo. Quando ci si rende conto che il disprezzo si è insinuato nella propria coppia, bisogna cercare di fare un passo nella direzione della positività. Bisogna tentare di sostituire pensieri negativi e critici con idee più serene e accoglienti. Ecco un esempio:

  • Disprezzo: “E’ talmente superficiale e arrogante che non si sforza nemmeno di mettere a posto le sue scarpe. Si aspetta che ci sia sempre qualcun altro a toglierle dall’ingresso e metterle nella scarpiera…tanto io non ho nulla da fare, vero?!”
  • Pensiero positivo: “E’ un periodo così difficile e carico di problemi che non si è ricordato nemmeno di mettere le scarpe al loro posto. Stiamo attraversando un brutto momento ed io mi sento molto triste, ma lui resta comunque una persona ricca di buone qualità.

 

Osservate come il pensiero positivo si focalizza sul comportamento specifico riguardo alle scarpe e non approfitta del singolo episodio per emettere un giudizio negativo sul coniuge, come se fosse l’ennesima prova del suo “essere sbagliato”. Il disprezzo è molto pericoloso, perché è in grado di annullare sentimenti di stima e affetto reciproci, seppellendoli sotto un’infinità di offese e insulti. Focalizzare la propria attenzione sulle qualità che vi avevano portati a innamorarvi e decidere di vivere insieme, può essere un utile antidoto contro il disprezzo.

 

3- LA REAZIONE DIFENSIVA

La reazione difensiva è il tipico atteggiamento che viene messo in campo da chi si sente insultato e offeso di frequente. Questo crea dei grandi problemi comunicativi all’interno della coppia: quando ci si mette sulla difensiva non si ascolta più quello che l’altro ha da dire, si rimane concentrati solo sul rimbalzare la responsabilità di ciò che accade al partner, trasformando le sue lamentele in qualcosa che gli si ritorce contro. Talvolta anche il piagnucolare costantemente o ripetere all’infinito la stessa argomentazione sono il sintomo di un atteggiamento difensivo. Per riprendere a comunicare in modo costruttivo è necessario soffermarsi ad ascoltare quello che l’altro ci dice, senza pensare che vi vuole attaccare o offendere, ma considerando le sue parole come un’utile informazione. Sforzatevi di trovare un fondo di verità negli insulti che il partner vi rivolge. Ecco un esempio:

  • Reazione difensiva: “Non è colpa mia se Riccardo insulta i professori, sei tu che ti occupi di lui”
  • Atteggiamento di ascolto: “Non mi ero mai accorto di quanto Riccardo stesse male, ultimamente ho trascurato la mia relazione con lui e forse ne ha risentito”

 

Questo nuovo atteggiamento potrebbe cogliere di sorpresa il vostro compagno/a che potrebbe risultare scettico, ma se perpetrato nel tempo, lo sforzo di ascoltare ciò che vi viene detto darà i suoi frutti e probabilmente anche il vostro partner deporrà le armi.

 

4- IL MURO DEL SILENZIO

Quando la situazione si surriscalda e le conversazioni tendono a trasformarsi in una battaglia, uno dei due partner, in prevalenza gli uomini, può decidere di chiudersi nel silenzio, pensando, erroneamente, che il suo silenzio sia “neutrale”. Questa chiusura totale inasprisce ulteriormente il conflitto, perché in questo modo si cessa di comunicare. La persona che parla, si lamenta e accusa, cova dentro di sé grande rabbia e frustrazione, che vengono alimentate dal silenzio del partner, considerato come una mancanza di rispetto o una disapprovazione o un segno di presunzione. A coloro che hanno eretto un muro del silenzio, ma vorrebbero tornare a comunicare, consiglio di iniziare dando anche un minimo segnale al partner, come un cenno della testa o un “si”, per dimostrare di avere capito. Questo può essere il primo passo nella direzione di un ascolto più attivo, dove si riesce persino ad esprimere quello che si prova e si pensa delle frasi appena ascoltate. Può essere utile interrompere le conversazioni, quando diventano troppo accese e cercare di rilassarsi per poi riprenderle nell’arco di una mezz’ora, senza lasciare così cadere nel vuoto la discussione e senza rischiare di trasformarla in una confronto distruttivo.

 

Per concludere, ritengo che conoscere e riconoscere gli elementi critici dei conflitti e le loro conseguenze sia utile a tutti coloro che vivono una relazione di coppia. Può capitare di avere atteggiamenti negativi, come quelli elencati nei quattro punti qui sopra, e bisogna evitare di trasformarli in un’arma in grado di distruggere una relazione. Lavorare sul proprio modo di comunicare (verbalmente, ma non solo), correggendo eventuali “errori” renderà la vostra vita di coppia più semplice, più serena e probabilmente anche più felice. Ma non solo, ritengo che certe dinamiche comunicative possano presentarsi anche all’interno delle relazioni amicali o tra genitori e figli o tra colleghi. Per migliorare una qualsiasi relazione complessa, è indispensabile comprendere come un vostro atteggiamento critico o offensivo, possa indurre gli altri a difendersi o chiudersi completamente. Il primo passo nella direzione di un cambiamento è quello di assumersi le proprie responsabilità, anche se talvolta la rabbia e la delusione, rendono tutto estremamente faticoso. Non è mai troppo tardi per tentare di modificare un atteggiamento, specialmente se si sente il desiderio di immergersi in rapporti sereni e appaganti.

Giulia Giampellegrini

Dott.ssa Giulia Giampellegrini Psicoterapeuta-Studio Itaca