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“Dolce dormire?” … Riflessioni sulla qualità del sonno e sul nostro stile di vita

“Dolce dormire?” … Riflessioni sulla qualità del sonno e sul nostro stile di vita

E il mare concederà ad ogni uomo nuove speranze,

come il sonno porta i sogni.

(Cristoforo Colombo)

 

A chi non è successo – in alcuni momenti della vita – di trascorrere qualche notte senza riuscire a dormire o di alzarsi la mattina pensando “come ho dormito male”? È esperienza concreta, frequente e comune, la percezione di un sonno disturbato, strano o scarsamente ristoratore. Partendo dal presupposto che il sonno è una funzione biologica elementare, che occupa circa un terzo della nostra vita e che è fondamentale per il benessere del nostro organismo, tutte le volte che “dormiamo male” a risentirne è sia il nostro stato fisico che il nostro stato umorale e psicologico.

Per questo i disturbi del sonno non vanno mai sottovalutati, perché si ripercuotono anche sulle ore diurne, influenzando negativamente l’andamento lavorativo, i rapporti sociali e tutta la sfera psicologica del soggetto, oltre ad aumentare il rischio di contrarre infezioni, sviluppare malattie metaboliche e cardiovascolari.

Può suonare strano alle nostre orecchie, soprattutto se non ci abbiamo mai pensato, ma dormire bene influisce sulle nostre aspettative di vita più di qualsiasi altro fattore!

I cambiamenti avvenuti a livello sociale e di stile di vita del mondo occidentale negli ultimi anni hanno avuto un impatto generale negativo sul sonno notturno, con un forte aumento delle problematiche: questo ha portato negli anni Sessanta alla nascita della Medicina del Sonno, che si occupa della diagnosi e della terapia di questo tipo di disturbi.

Quando si parla di disturbi del sonno, il più delle volte l’ascoltatore pensa immediatamente all’insonnia, ritenuta l’aspetto più frequente e conosciuto in questo ambito. In realtà il mondo del sonno è molto più complesso e studiato di quanto comunemente si possa immaginare.

Nello specifico le quattro categorie dei disturbi del Sonno che vengono prese in considerazione dalla classificazione proposta dalla Association of Sleep Disorders Centers (ASDC) americana (Classification Committee., 1979) sono: Disturbi dell’inizio e del mantenimento del Sonno (o insonnie); Disturbi da eccessiva sonnolenza (o ipersonnie); Disturbi del ritmo Sonno-veglia (o Dissonnie, caratterizzate da anomalie della quantità, della qualità o del ritmo del sonno); Disturbi associati al Sonno, a stadi del Sonno o a risvegli parziali (complessivamente chiamati  parasonnie) (es. risvegli confusionali, sonnambulismo). La classificazione dell’ASDC resta oggi quella comunemente usata da tutti coloro che si occupano dei disturbi del Sonno.

La diffusione dei disturbi del sonno è molto elevata, ma solo una minima percentuale di chi ne soffre è adeguatamente inquadrata e trattata. Molte persone non sanno come affrontare questi disturbi né tanto meno come risolverli. La mancanza di sonno può causare stanchezza cronica, diminuzione di attenzione e concentrazione e irritabilità.

Un idoneo trattamento comporta immediati benefici diurni, come la scomparsa della sonnolenza ed il recupero della capacità lavorativa, oltre che rilevanti benefici a lungo termine, con una netta riduzione del rischio di incorrere in patologie associate.

Proprio per questo è fondamentale monitorare costantemente la qualità del proprio sonno e fare attenzione ad eventuali segnali di allarme, per poter trovare una corretta soluzione in tempi brevi.

Alla base di una scarsa qualità del sonno possono esserci fattori che alterano il normale ritmo sonno-veglia. Questi fattori, a volte, sono riconducibili a determinate condizioni organiche, a disturbi della tiroide, a scompenso cardiaco o ipertensione arteriosa.

Altre cause che possono disturbare il sonno sono stili di vita poco corretti: uso eccessivo di caffè, l’alcool, la nicotina, i cibi pesanti e l’attività sportiva nelle 3-4 ore prima di coricarsi.

Ma è frequente che possano esservi anche delle cause di natura psicologica-emozionale: forte stress, disturbi dell’umore, depressione, ansia, oppure problematiche come la sindrome delle “gambe senza riposo”, un disagio causato da un’intensa irrequietezza motoria alle gambe che impedisce alla persona  di iniziare il sonno notturno.

Dobbiamo comunque distinguere – da un punto di vista psicologico –  problematiche del sonno occasionali, cioè correlate ad un particolare momento della vita che la persona sta fronteggiando, ad esempio a causa di un lutto o di un altro evento traumatico; da disturbi del sonno che derivano dalla costituzione, dal temperamento e dalle caratteristiche del soggetto. È facile comprendere che lo stato di abnorme vigilanza proprio dell’ansia sia la condizione contraria a quella ideale per abbandonarsi al sonno. Anche la depressione causa insonnia: tipici sono i risvegli precoci derivati dall’angoscia mattutina che caratterizza lo stato depressivo. Spesso l’insonnia infatti  è un sintomo secondario, la spia di un problema più profondo. Solo meno frequentemente l’insonnia è il problema principale. Non a caso una delle principali cause d’insonnia sono i disturbi ansiosi.

Quando i disturbi del sonno sono solo esclusivamente occasionali il rimedio migliore è individuare la causa alla base del disturbo e capire se questa può essere rimossa o migliorata con il tempo. Se la causa attiene al nostro stile di vita una semplice attenzione alle nostre abitudini e comportamenti potrebbe essere di grande aiuto. Comportamenti sani e utili in questo senso sono: coricarsi e svegliarsi sempre alla stessa ora (se possibile anche nel fine settimana); usare la camera da letto solo per dormire, evitando quindi di guardare la televisione o di mangiare a letto; ridurre nicotina, caffeina e alcool nell’arco della giornata; svolgere esercizio fisico regolare, ma non nelle 3-4 ore prima di coricarsi; esporsi con regolarità alla luce solare, perché ciò favorisce il corretto ritmo circadiano. Utili anche soluzioni semplici, come un bagno caldo o un massaggio, ovvero qualsiasi attività che aiuti a rilassare il corpo e a concederci una “coccola” che permetta di “lasciare andare” pensieri e tensioni che abbiamo accumulato durante il giorno.

Tuttavia, se tali indicazioni non fossero risolutive, l’aiuto di uno specialista può diventare essenziale quando la persona si accorge che questo disturbo si sta prolungando nel tempo, pregiudicando in modo significativo la qualità di vita. I disturbi cronicizzati che la persona avverte possono essere diversi: facile irritabilità, deconcentrazione sul lavoro, difficoltà a portare a termine un progetto, problemi a mantenere l’attenzione per un periodo di tempo prolungato. In presenza di questi sintomi è bene rivolgersi ad un medico o ad un centro di medicina del sonno (soprattutto per escludere eventuali cause organiche) oppure ad uno psicologo, che potrebbe aiutarci a fare luce sulle cause di natura emotiva e darci utili consigli su come fronteggiarle.

 

Dott.ssa Sabina Zapponi. Psicoterapeuta- Studio Itaca

Dott.ssa Sabina Zapponi
Psicoterapeuta- Studio Itaca