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Fratelli maggiori: la sfida della gelosia

Fratelli maggiori: la sfida della gelosia

Quello tra fratelli è un rapporto profondo e difficile da spiegare a parole. Condividere la vita giorno dopo giorno, e crescere insieme, è un’esperienza unica ma certo non esente da conflitti e difficoltà. La gelosia è un fenomeno praticamente inevitabile all’interno di una famiglia, e la gelosia tra fratelli – nello specifico –  è un normale sentimento che alla maggior parte delle persone è capitato di provare.

In una famiglia con più fratelli, ogni bambino può essere geloso di un altro, ma la causa più frequente e comune è la nascita di un fratellino. Il bambino che è venuto prima in una famiglia, sovente, mal sopporta il secondo o il terzo arrivato, e lo fa capire a modo suo, con tipici scatti di gelosia.

Il primogenito può vivere la nascita del fratellino come un evento sconvolgente: l’amore esclusivo sperimentato fino a quel momento viene minacciato da un bimbo che, fin da subito, contende le attenzioni dei genitori (e degli altri adulti significativi).

Come si esprime la gelosia tra fratelli? Con che comportamenti viene messa in atto? La gelosia si può esprimere in diversi modi: nella competizione sulla bravura in qualche gioco o a scuola, nel rimarcare il fatto di possedere un oggetto (“io ho questa cosa e tu no”), nei litigi che sfociano in spintoni, tirate di capelli o in umiliazioni verbali, ma anche in continui confronti (“mamma, hai dato di più a lui e meno a me”)».

Un’altra espressione tipica della gelosia tra fratelli è la regressione: quando nasce il fratellino/sorellina il figlio maggiore “ri-comincia” a diventare più dipendente dai genitori. Per fare un esempio improvvisamente non è più capace di mangiare o dormire da solo, sottintendendo la sua vera esigenza: “occupati di me come fai con lui/lei”».

La rivalità tra fratelli è un fenomeno che ha a che vedere principalmente con l’ordine di nascita e la differenza di età che esiste tra i bambini. Nello specifico la vicinanza di età aumenta le possibilità di conflitto, mentre  chi è più lontano per età non si confronta sullo stesso piano. Anche il genere determina delle differenze: maschi e femmine tipicamente hanno interessi, amicizie, attività e spazi diversi che permettono di evitare maggiormente gelosie rispetto ai fratelli dello stesso sesso.

Chiaramente anche carattere e personalità sono variabili da tenere in considerazione, in quanto possono concorrere ad aumentare componenti espressive nella manifestazione del disagio.

Ad ogni modo, in linea generale, se il bimbo ha un’età inferiore ai tre anni, tipicamente manifesta la gelosia con atteggiamenti aggressivi verso il nuovo arrivato. Per esempio, può capitare di sorprenderlo mentre picchia il più piccolo, lo morde, oppure ha slanci affettuosi un po’ troppo violenti. Questa espressione della propria rabbia è positiva perché significa che il bambino riesce a esternare i suoi sentimenti, e per i genitori è più facile capire che cosa prova realmente. In questa fase il più grande è infastidito dagli aspetti più pratici legati all’accudimento del fratellino/sorellina ed è frequente sentirgli fare i capricci proprio mentre la mamma allatta il neonato, gli cambia il pannolino, gli fa il bagnetto o lo mette a nanna. Si tratta spesso anche di una gelosia che tocca gli spazi che prima erano riservati solo a lui (la cameretta, il fasciatoio) e che ora invece devono essere condivisi.

Quando invece il bambino ha più di tre anni, la gelosia tra fratelli si manifesta con altri aspetti. A infastidire non sono più aspetti pratici, ma quelli che riguardano il piano affettivo-emotivo. In questa fase i genitori dovrebbero prestare attenzione a bilanciare complimenti e gesti affettuosi tra i due figli: per fare un esempio molto semplice, se si fa un complimento al più piccolino, è opportuno non dimenticarsi di farne uno anche al più grande. Se si fa un regalino al più piccolino, è bene ricordarsi di avere un piccolo pensiero anche per il maggiore.

Il bambino più grande inoltre tende a esprimere in modo meno manifesto la gelosia. Ciò è dovuto al fatto che è più inibito nell’esprimere fisicamente i propri sentimenti di rabbia, poiché si tratta di comportamenti meno accettati socialmente e che tipicamente vengono puniti dagli adulti.

Spesso quindi i bimbi più grandi tendono a “tenere tutto dentro” e a manifestare in modo diverso il proprio disagio, assumendo atteggiamenti regressivi (esempio: fare la pipì a letto) per richiamare l’attenzione della mamma.

L’espressione della gelosia tra fratelli, però, è da considerarsi sana: attraverso di essa il piccolo attira l’attenzione dei genitori per verificare se c’è ancora amore per lui, e mette in gioco l’affermazione di sé e la conquista del proprio ruolo nella dinamica familiare. Si tratta anche di uno strumento utile per superare in modo sano la fisiologica condizione di egocentrismo tipicamente infantile. La gelosia fraterna rappresenta infatti una prima frustrazione, la consapevolezza di non essere l’unico destinatario dell’amore genitoriale che, allargandosi, diventa piano piano consapevolezza che l’affetto può essere condiviso. La relazione fraterna è dunque una palestra di vita e una grande opportunità di sviluppo psicologico e sociale: imparare a gestire la gelosia è una competenza che sarà utilissima ai bambini in futuro.

Partendo dal presupposto che, come precedentemente spiegato, la gelosia deve essere vista in ottica evolutiva, essendo un vissuto che fa parte della esperienza di essere fratelli, è comunque importante che i genitori siano in grado di conoscere, comprendere e accompagnare i loro figli.

Spesso la mamma e il papà, seppur inconsapevolmente, mettono in atto una serie di comportamenti che rischiano di accentuare la gelosia. Essere genitori è un compito senza dubbio complesso, ma una riflessione profonda e molta attenzione possono permettere di assumere comportamenti il più possibile utili a prevenire i sentimenti di gelosia tra i bambini, nel rispetto dei singoli bisogni e personalità.

La sorellina o il fratellino più grandi possono ad esempio essere aiutati a ripercorrere la propria storia. Anche loro sono stati nella pancia e sono stati allattati o hanno preso il biberon: bisogna raccontarglielo, in modo che anche i figli grandi possano ripercorrere la storia dell’inizio della loro vita. Questa esclusività che viene vista nel fratellino o nella sorellina è stata anche la propria, è utile quindi raccontare degli episodi, dei particolari propri di quel bambino, mostrare foto o video che lo ritraggono da neonato.

Molto importante è anche la verbalizzazione del vissuto del bambino, che lo può aiutare a leggere l’esperienza emotiva che sta vivendo, è utile quindi cercare un dialogo e uno spazio perché lui possa esprimere i propri pensieri.

Il genitore è come sempre modello educativo che aiuta a verbalizzare, a riflettere e a trovare la soluzione.

“A volte essere un fratello è ancora meglio che essere un supereroe” (Marc Brown)

Dott.ssa Sabina Zapponi.
Psicoterapeuta- Studio Itaca