Ciao!

Per prenotare una consulenza o per richiedere informazioni contattaci.
 
Riceviamo su appuntamento, il primo colloquio conoscitivo è gratuito!

I nostri Sogni: ci è utile interpretarli?

I nostri Sogni: ci è utile interpretarli?

Come nasce il tentativo di dare significato ai sogni? Di notte ognuno di noi prova l’ esperienza comune del “sognare”: nella nostra vita facciamo molti sogni e quando ne ricordiamo uno, a volte ci sembra assurdo e senza significato. Alcuni sogni li dimentichiamo già dopo il caffè, altri li teniamo a mente per lunghissimo tempo, chiedendoci il loro significato o messaggio nascosto. Alcuni sono inquietanti e ci spaventano, altri ci appaiono semplicemente strani o insignificanti.

In realtà, ogni cosa che sogniamo ha a che vedere con una parte di noi: del nostro carattere, delle nostre paure, dei pensieri, desideri e aspetti più intimi della vita di ognuno di noi.

Innanzitutto: cosa è un sogno? Un sogno – tecnicamente – è una “produzione psichica” che si manifesta durante il sonno, caratterizzata da emozioni, percezioni e pensieri relativi a persone, situazioni od oggetti generalmente vissuti dal sognatore o come reali o – più spesso – accompagnati dalla consapevolezza della loro irrealtà. Nei sogni, infatti, le caratteristiche dell’esperienza cosciente diurna possono essere notevolmente alterate. In particolare, la coscienza onirica è totalmente svincolata dalla necessità di aderire all’ambiente esterno reale, che può essere governata da leggi che prescindono le norme logiche e sociali.

Nel sogno l’attività percettiva è di gran lunga prevalente rispetto a quella cognitiva: i contenuti del sogno vengono infatti “visti e sentiti” piuttosto che pensati. L’attività percettiva coinvolge tutti i sensi, anche se in percentuale diversa: le esperienze visive sono presenti in tutti i sogni, quelle uditive nel 40-50% dei casi, e quelle gustative, olfattive o tattili, in percentuali relativamente più basse. La maggior parte dei sogni è costituita da storie interrotte o frammentate, formate in parte da ricordi e con frequenti cambiamenti di scena. Le emozioni provate sono spesso confuse dallo stesso stato di veglia. Queste caratteristiche ci spiegano la difficoltà di tradurre un sogno in un linguaggio logico-discorsivo tipico dello stato di veglia: a volte, semplicemente “raccontare” un sogno diventa un’esperienza molto difficile.

Dal punto di vista psicologico-clinico, sono state le correnti psicanalitiche le prime a tentare di interpretare il significato dei sogni. In particolare fu Sigmund Freud il primo ad ipotizzare che i processi mentali del sogno fossero differenti da quelli della veglia e li definì “processi di pensiero primario”: caratterizzati da meccanismi primitivi, rapidi spostamenti di energia, e contenuti sessuali o aggressivi risalenti all’infanzia. Il punto di partenza freudiano è che tutti i sogni implicano una trasformazione difensiva (mascheramento) del contenuto “latente”. La distinzione operata da Freud tra contenuto manifesto e contenuto latente – centrale nel suo modello onirico – si basava sulla Teoria delle pulsioni, secondo cui le spinte pulsionali latenti dovevano essere mascherate e trasformate nel sogno manifesto per difendere il soggetto e il sonno. Le difese compaiono nei sogni in maniera diretta, con la funzione di trasformare il contenuto o mascherare il contenuto latente in quello manifesto.

Dopo Freud, negli anni, molti altri psicologi hanno sviluppato modelli e correnti di pensiero volte a descrivere e interpretare il mistero del sogno. Ad oggi i terapisti seguono differenti approcci rispetto all’utilizzo del sogno all’interno del lavoro con il paziente.

Diversi psicoanalisti contemporanei sostengono ad esempio che i sogni rivelino direttamente le preoccupazioni immediate, caratterizzandosi quindi come chiari segnali delle angosce e delle paure del sognatore. Per altri, invece, i sogni hanno perso completamente il loro significato di strumento di conoscenza dell’inconscio, ma vengono usati prevalentemente nella relazione terapeutica: ad essere importante non è il messaggio dei sogni, ma è come, perché e quando il paziente li racconta; e soprattutto – in termini relazionali – il modo con cui il terapeuta sa ascoltarli e sa contenerli nella loro incomprensibilità, senza il bisogno di capirli o interpretarli a tutti i costi. In questo senso il terapeuta accompagna il paziente nella gestione del sogno, così come  di qualunque altra parte di sé poco comprensibile o poco accettabile.

Ad ogni modo, quando in un certo periodo della nostra vita sentiamo il desiderio di “stare un po’ accanto” ai nostri sogni possiamo semplicemente usare qualche strategia che ci permetta di poterli ricordare e “rivedere”, magari nell’ottica di rifletterci o dare loro una attenzione particolare.

Per esempio può essere interessante tenere un quaderno-diario dove scrivere i propri sogni e annotare le sensazioni lasciate dal sogno al risveglio o altri pensieri che possono sopraggiungere nel corso della giornata. Questo ci può dare la possibilità di rileggere i nostri sogni e le emozioni a questi connesse: mettendoli in fila, nel tempo. I nostri sogni possono raccontarci molto: come cambiamo, cosa proviamo, cosa accade nella nostra vita, le nostre paure e i nostri desideri. Il diario dei sogni è utile non solo per noi stessi, ma anche nel caso in cui decidessimo – in un certo momento della nostra vita – di percorrere un percorso psicologico, di conoscenza del nostro sé.

“Il sogno è l’infinita ombra del vero” (Giovanni Pascoli)

Sabina Zapponi

Dott.ssa Sabina Zapponi Psicologa-Psicoterapeuta