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IL “LUTTO” DEL DIVORZIO

IL “LUTTO” DEL DIVORZIO

L’esperienza della separazione coniugale e del divorzio, nel nostro Paese, interessa un numero sempre maggiore di persone. L’ISTAT ci informa che ogni anno in Italia si separano più di centomila coppie e più di cinquantamila divorziano. Negli ultimi decenni questi dati sono più che raddoppiati e oggi riguardano più di un terzo dei matrimoni. La rottura del matrimonio può essere un momento liberatorio che conclude una relazione infelice e dare il via ad un percorso di rinnovamento positivo della vita degli individui, ma molto spesso può lasciare delle ferite nelle condizioni di vita e nella psiche, da cui può risultare difficile risollevarsi. Infatti i legami familiari su cui le persone che si trovano ad affrontare tale esperienza hanno fondato il loro sentimento, il proprio progetto di vita e le proprie condizioni materiali si alterano fino a spezzarsi. Tutte le aree della vita dell’individuo sono travolte e devono essere riorganizzate: gli aspetti materiali, le condizioni economiche, l’organizzazione del tempo di vita, l’immagine sociale, la rete relazionale, i rapporti con la famiglia d’origine fino al senso dell’identità personale. Dunque, la presenza di più fattori di stress, cambiamenti radicali e perdite che interessano tanti diversi aspetti della vita delle persone fanno del divorzio un evento stressante assimilabile al lutto, e, proprio come un lutto nel senso stretto del termine, attraversa delle fasi di un processo emotivo, le stesse si possono riscontrare anche nel divorzio. Vediamole insieme.

All’iniziale shock determinato dall’esposizione di un evento radicale irreversibile segue una fase caratterizzata dalla negazione di quanto sta accadendo, spesso accompagnata da ottundimento emotivo e da sforzi mentali per rendere irreale quanto sta succedendo nella propria esistenza.

Successivamente subentra la rabbia intensa e a volte intrisa di sensi di colpa rigettati e proiettati sull’altro, unita a sentimenti di ingiustizia subita e desideri e fantasie di vendetta. In questa fase la conflittualità tra ex coniugi può essere alimentata anche in modo grave esacerbando l’iter della consulenza legale, del percorso giudiziario, la gestione del rapporto con i figli e il coinvolgimento delle famiglie d’origine e degli affetti più prossimi.

Quando anche la rabbia è passata subentra il dolore, un lungo periodo depressivo caratterizzato da sentimenti di angoscia, perdita, disperazione, impotenza e solitudine.

Se le risorse interne ed esterne delle persone lo consentono, il dolore conduce poi ad un ripensamento progressivo di sé e della propria vita che getta le basi per una graduale accettazione della situazione, una nuova consapevolezza che ridà un senso alla storia della relazione finita e della separazione. Una fase in cui ci si riappropria delle parti di sé lasciate nell’altro, delle acquisizioni apprese nella storia coniugale e ci si distacca da ciò che si ha perduto.

Da questa rielaborazione si può emergere con un nuovo equilibrio in cui il presente e il futuro prendono sempre più il posto del passato e una nuova vita può avere inizio.

In ogni fase, iniziale e centrale, di questo processo il percorso sopra descritto si può complicare e interrompere, le persone possono rimanere bloccate nelle emozioni e nelle esperienze che caratterizzano la fase che stanno attraversando. Se ciò accade nelle due fasi iniziali, le persone rimangono prigioniere di sentimenti di non accettazione, come congelate in un’impotenza a vivere, con gravi ripercussioni sulla loro esistenza e sulle loro capacità genitoriali. La rabbia è necessaria per mobilitare delle reazioni per uscire dal congelamento dello shock iniziale, ma se le persone vi rimangono congelate prende il via quello che Cigoli definisce “legame disperante”, ossia quella conflittualità senza fine che non permette al legame di spezzarsi. Se invece le persone restano imprigionate nella fase del dolore, la depressione per la perdita può portare ad uno stato di malinconia che non consente di godere del presente e fare progetti per il futuro con la sensazione di sentirsi in un tunnel senza via d’uscita.

La grande domanda che attanaglia questo momento e che assilla chi si sta separando è: Perché? Sia che appaia sotto forma della domanda “Perché è finita?” che nella forma “Perché ho sposato quest’uomo/questa donna?”. Tale domanda non trova però una risposta razionale o almeno legata ai fatti e non placa la disperazione soprattutto di chi subisce la separazione. Ciò che manca non è tanto l’assenza di lui o di lei ma è soprattutto quella del progetto, ovvero la rottura del patto. È infatti il legame che viene espresso nel progetto di vita che viene a mancare. Rispetto alla fine del patto non è tanto la razionalità o la precisione che può essere fatta dall’esterno che risulta di sollievo, ma la vicinanza e la condivisione della sofferenza.

Il “perché” che attanaglia chi la separazione la promuove o la agisce è un dubbio che costringe ad una revisione della propria storia coniugale, spesso conseguente ad un evento non previsto e in questa revisione immancabilmente si vede tutto nero, niente o quasi viene salvato del precedente rapporto, tutto era brutto mentre se ci si separasse tutto sarebbe molto difficile, ma molto bello. I perché dunque qui si attengono alla scelta: perché l’ho sposato/a? Perché mi sono sposato/a? Perché non posso rompere il patto?

Come uscire allora dal “vortice” dei perché e da questo processo di lutto?

Elaborando la perdita, ossia attraversando e superando le fasi, arrivando a quello che viene definito divorzio psichico: ovvero la definitiva differenziazione di se stessi dall’influenza dell’ ex coniuge, data anche dalla capacità di raccontare un “romanzo” in cui non ci sono né vincitori né vinti, né vittime né carnefici, ma semplicemente due persone che, ad un certo punto della loro vita hanno interrotto un progetto, per iniziarne uno nuovo. In questo un percorso di consulenza psicologica e psicoterapia possono certamente contribuire al processo di cambiamento e rinascita che coinvolge chi cerca di uscire dal dolore di questa esperienza, perché permettono di acquisire nuove consapevolezze utili ad affrontare i delicati momenti del divorzio psicologico e di promuovere una nuova autonomia.

Elisa Piovani

Dott.ssa Elisa PIovani- Psicoterapeuta- Studio Itaca