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Il mistero del SOGNO: Il fenomeno dal punto di vista scientifico

Il mistero del SOGNO: Il fenomeno dal punto di vista scientifico

 

Perché sogniamo? Ogni notte nei nostri sogni si mescolano fantasia, logica e incongruenza. La vita onirica è da sempre fonte di ispirazione, osservazione e curiosità per tutti. Hanno provato a spiegare i sogni indovini, maestri spirituali, filosofi, psicanalisti e neuro scienziati.

Ad oggi il sogno – fenomeno indiscutibilmente biologico oltre che psichico – resta avvolto da un  alone di mistero, nonostante le ormai innumerevoli teorie e ricerche scientifiche.

Quando gli occhi si chiudono e si perde contatto con il mondo esterno gli esseri umani – anche quelli che non ne mantengono memoria – diventano “spettatori”, per alcune ore a notte, di immagini proiettate come se si stesse guardando un film. Immagini di solito con un – più o meno grande – impatto emotivo.

I muscoli del corpo si paralizzano mentre il cervello, in corrispondenza di alcune precise fasi del sonno, torna a essere attivo proprio come nello stato di veglia. I sogni sono proprio la chiara indicazione che il cervello non dorme e che, anzi, sta lavorando su una pluralità di livelli.

Il sogno potrebbe essere definito come una sorta di “visione a occhi chiusi”, ovvero un fenomeno paradossale se lo consideriamo dal punto di vista della percezione e della fisiologia della vista. In effetti da molti anni ormai la comunità scientifica è impegnata nel cercare una spiegazione “naturale”, ossia corrispondente alle leggi della natura, a questo paradosso del “vedere” mentre si dorme (Jaffè, 1978).

Nonostante un uomo – nel corso della sua esistenza – sogni in media per circa sei anni, e si possa quindi parlare di un’esperienza comune a tutti, non si trova in letteratura una definizione univoca del fenomeno del sogno, né una precisa collocazione univoca delle strutture deputate a tale funzione nel cervello.

Invece, ad essere ampliamente condiviso, è che durante la fase del sonno REM – Rapid Eye Movement (detta anche “sonno paradossale”), si assiste ad un brusco cambiamento nel tracciato elettroencefalografico, che rileva un’attività cerebrale paragonabile a quella di veglia.

Convenzionalmente infatti il sonno si suddivide in 4 fasi: fase di “addormentamento” (veglia rilassata), di “sonno leggero”, di “sonno profondo”, ed infine di “sonno profondo effettivo”. In queste fasi il tracciato elettroencefalografico passa da onde beta tipiche della veglia, fino ad onde delta tipiche del sonno più profondo, quando il nostro organismo si rigenera ed è più difficile essere svegliati.

Durante una notte di sonno si ripetono circa 5 cicli e ogni ciclo dura circa 90 minuti. Ogni ciclo presenta una fase iniziale di Sonno Non REM cui segue una fase di sonno REM.
Le fasi di sonno REM, della durata di circa 15 minuti, sono caratterizzate da sogni intensi e da movimenti oculari ritmici e rapidi. Nel corso della notte diminuiscono progressivamente le fasi di sonno profondo e aumentano di durata e di intensità le fasi REM. Come sopra detto la caratteristica distintiva dello stadio REM è la riduzione della capacità di regolazione omeostatica per cui – accanto a una intensa attività cerebrale – si osserva la diminuzione del tono muscolare e la perdita del controllo volontario della muscolatura (Scalzone, Zontini, 2004).

Sperimentalmente si è assodato che la fase di sonno REM è connessa con i sogni. Il risveglio durante registrazione dei parametri elettroencefalografici ha dimostrato che circa nell’83,3% dei casi il soggetto riferisce di avere avuto un sogno che lo stimolo risvegliante aveva interrotto. Il ricordo del sogno, se il risveglio avviene subito dopo la fine della fase REM, appare più vivo, ricco di particolari e di contenuti visivi (Mancia, 1974).

L’attività nel sogno consiste in sensazioni di tipo visivo a volte con esperienze uditive e cinestesiche e con la comparsa di un’attività mentale che, di per sé, corrisponde ad una trasformazione dei contenuti percettivi provenienti dal mondo esterno. In fase Non-REM, invece, i contenuti mentali sono senza allucinazioni, ma sono la continuazione delle esperienze vissute da svegli (Bosinelli, 1991). La sperimentazione scientifica ha dimostrato che senza sonno e con la privazione forzata della fase REM l’individuo entra in una condizione patologica presenta da sintomi quali stati di ansia e aggressività, tremori muscolari, difficoltà di concentrazione, incapacità di organizzare un discorso, perdita della memoria immediata, ecc. Dunque, sonno e attività mentale onirica sembrano essere condizioni fondamentali per il mantenimento di un equilibrio vitale sano (Jouvet, 1993).

Ma l’organismo che cosa realizza col sogno? I risultati scientifici non sono in grado di fornire una spiegazione esaustiva del fenomeno, ma sicuramente emerge come tutti gli studi tendano a segnalare una funzione evolutiva del sogno.

Da una parte sembra che il sogno permetta l’attivazione di una capacità chiave per la sopravvivenza, quella di “imparare a imparare”: a fronte di una realtà in continuo cambiamento, il nostro cervello – a livello non conscio – lavora sulle cose che ritiene particolarmente importanti. Dall’altra consente una rielaborazione continua dei contenuti, sia consci che inconsci, favorendo un equilibrio emotivo e di vita fondamentale per il benessere (Nobili, 1991).

E il sogno in questo è tanto efficace da portare gli psicologi a cercare di replicare i suoi meccanismi. Si pensi per esempio all’utilizzo in psicoterapia dell’EMDR – Eye Movement Desensitization and Reprocessing, una tecnica estremamente efficace nella rielaborazione dei traumi, che utilizza proprio set di stimolazione molto simili ai set di movimenti oculari che si presentano durante la fase REM del sonno.

 

“Che strana macchina è l’uomo. Gli metti dentro lettere dell’alfabeto, formule matematiche, leggi, e doveri

 ed escono favole, risate e sogni.”

(Fabrizio Caramagna)

Bibliografia
Bosinelli, M. (1991). Il processo di addormentamento. In Sogni: figli d’un cervello ozioso. Torino: Bollati Boringhieri.

Jaffè, A. (1978). Ricordi, sogni, riflessioni di C. G. Jung. Milano: Biblioteca Universale Rizzoli.

Jouvet, M. (1993). Il sonno e il sogno. Parma: Guanda.

Mancia, M. (1974). Sonno e sogno: aspetti psicologici ed etologici. La Medic. Intern. A. LXXXII, Luglio, 1974, 25.

Nobili, D. (1991). Il dialogo analitico: il sogno come strumento di comunicazione. In Sogni: figli d’un cervello ozioso. Torino: Bollati Boringhieri.

Scalzone, F., Zontini, G. (Eds.) (2004). Tra psiche e cervello. Napoli: Liguori Editore.

Sabina Zapponi

Dott.ssa Sabina Zapponi Psicologa-Psicoterapeuta