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INTEROCEZIONE: PERCHÉ CI CONSENTE DI ANDARE OLTRE I 5 SENSI

INTEROCEZIONE: PERCHÉ CI CONSENTE DI ANDARE OLTRE I 5 SENSI

Per interocezione si intende la capacità di riconoscere gli stimoli e le sensazioni inviati dal corpo. È la competenza di abitare e capire il nostro “involucro”, così ricco di connessioni, recettori, cellule e tessuti che ci inviano i messaggi più svariati, ma che non sempre ascoltiamo. Il nostro corpo produce ogni giorno migliaia di sensazioni: alcune piacevoli, altre spiacevoli, la maggior parte inascoltate.

Da un lato potremmo dire – ironicamente – come sia un bene che questo senso sia così poco sviluppato (a differenza di altri sensi come ad esempio la vista o il tatto) perché potrebbe essere poco piacevole sentire il nostro corpo che produce succhi gastrici o i suoni prodotti dalle connessioni dei neuroni.

Non occorre, tuttavia, arrivare a questi estremi per apprezzare l’importanza dell’interocezione.

All’interno del nostro corpo tutto scorre, pulsa, produce suono ed è in continuo movimento. Comprendere più a fondo i misteri della funzione interocettiva ci consentirebbe in primis di conoscere meglio la relazione tra mente e corpo. Allo stesso modo, e non meno importante, ci aiuterebbe a prenderci più cura della nostra salute e a dare attenzione a quei segnali che ci potrebbero avvertire di un problema. Ma non solo: se riuscissimo ad ascoltarci, ci sentiremmo molto più in armonia con noi stessi, ci ameremmo di più e avremmo molte più occasioni di sentirci bene “dentro noi stessi”.

Nella nostra epoca moderna dedichiamo moltissimo tempo alla cura del corpo. La buona parte di noi cura la propria igiene, la pelle, i capelli, fa sport, sceglie gli abiti secondo i propri gusti, si trucca ecc.

Eppure, in questa routine, c’è qualcosa che spesso viene dimenticato: dare ascolto al corpo. Come se ognuno di noi fosse molto attento e concentrato sulla parte esterna di sé ma molto poco connesso con la sua parte interna: non siamo abituati ad ascoltarci “dentro”. Non ascoltiamo il corpo quando ci invia un messaggio: ad esempio la tensione che si accumula nel collo o il mal di testa; lo lasciamo “correre” oppure troviamo il modo di eliminarlo prendendo qualche farmaco. Ma difficilmente ci soffermiamo a riflettere sul “contenuto” del messaggio, forse la nostra testa ci sta dicendo che è stanca o stressata, e il nostro corpo reagisce a questa emozione che destabilizza un equilibrio. Ma non prestiamo la dovuta attenzione; non capiamo davvero cosa sta accadendo dentro di noi.

A livello scientifico l’interocezione è oggetto di studio abituale nell’ambito della psicofisica, ovvero quella branca della psicologia che si concentra primariamente sulle emozioni, sull’apprendimento e sul biofeedback. Negli ultimi anni sono stati pubblicati numerosi studi su questo senso speciale e potenzialmente importante per gli esseri umani. La corteccia insulare, una struttura che si trova nell’area laterale del cervello, è il centro che regola processi come la consapevolezza delle emozioni e le sensazioni corporee. La corteccia insulare è quindi la principale parte del nostro corpo coinvolta in quella complessa e affascinante unione tra la mente e il corpo. Gli stimoli più basilari che noi tutti riconosciamo (come la sete, la fame, il sonno, la sensazione di freddo e caldo) sono messaggi ben noti inviati dal senso dell’interocezione. È quindi un meccanismo che garantisce la sopravvivenza e di cui dobbiamo essere sempre coscienti. Tuttavia la maggioranza degli altri stimoli che il corpo ci invia sono più indiretti e abitualmente impercettibili alla maggior parte di noi.

Dunque si comprende come l’interocezione sia un concetto molto ampio che comprende diversi aspetti della persona contemporaneamente: le emozioni, la fisiologia, il pensiero, il corpo, che si integrano e sono percepiti sotto forma di sensazioni corporee.

Tuttavia – dal punto di vista del lavoro che possiamo fare su noi stessi – tecniche come la mindfulness possono aiutarci a prendere contatto con il nostro corpo, ma soprattutto permetterci una sorta di allenamento all’ascolto. Da un certo punto di vista potremmo dire che si tratta di un allenamento a “recuperare” la propria parte istintiva: tanto più ci abituiamo a “sentire” anziché “pensare” tanto più possiamo migliorare la comunicazione con noi stessi.

Questa pratica, basata principalmente sulla meditazione e sulla consapevolezza, ci aiuta a riconnetterci con le percezioni fisiche e con il nostro Io, lasciando andare le nostre parti razionali e cognitive che tipicamente distorcono o nascondono le comunicazioni del corpo. Se ci permettiamo di fare “silenzio mentale” è più facile dialogare con le nostre parti interne, quelle che arrivano in modo istintivo e non controllato e che quindi, proprio per questo, possono essere informazioni preziosissime.

Essere capaci di ascoltare e distinguere i segnali inviati dal corpo significa investire in salute, qualità della vita e benessere psicologico. Vuol dire gestire meglio lo stress, cogliere i segnali di possibili patologie, capire da quali distretti del nostro corpo possono provenire sensazioni di piacere o rilassamento. Ma, soprattutto, significa conoscersi meglio ed evitare di opporre resistenza ai reali e più veri bisogni che  arrivano da “dentro”.

 

I vecchi saggi raccontano che il corpo umano si tiene in equilibrio con la felicità
e ogni volta che questa viene a mancare insorgono i disturbi, le malattie:
la felicità è l’equilibrio dell’universo.
(Romano Battaglia)

 

Sabina Zapponi

Sabina Zapponi Psicologa-Psicoterapeuta