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LA PENSIONE: FINE DI UN CAPITOLO O FASE DI PASSAGGIO?

LA PENSIONE: FINE DI UN CAPITOLO O FASE DI PASSAGGIO?

Terminare la propria carriera lavorativa è stato spesso rappresentato come la fine di un capitolo della storia personale che per alcuni è stata molto ricca e appagante, al punto da cercare di procrastinarla il più a lungo possibile, mentre per altri si è rilevata deludente e sopportata con grande fatica, al punto da volersene staccare al più presto. Nonostante la diversità delle storie lavorative personali, la fine della carriera professionale resta nell’immaginario collettivo  un evento conclusivo che assimilerebbe tutti i lavoratori. In realtà l’esperienza del pensionamento non è uguale per tutti, sia per il diverso passato di soddisfazioni o frustrazioni sia per le diverse prospettive future – di solo riposo o anche di attivazione di nuovi impegni- che si possono aprire. Come in tutte le transizioni psico-sociali, la condizione soggettiva del pensionato dopo il passaggio può essere migliore o peggiore, ciò che consente di vivere al meglio tale esperienza è la capacità di adattamento individuale che consente di accettare di essere ex (lavoratori) e di trovare nuovi oggetti di investimento cognitivo ed affettivo.

Come ci si può adattare allora al pensionamento? Schlossberg (2004) individua 6 percorsi di adattamento al pensionamento, vediamoli insieme:

  •         Continuatori

Usano le stesse competenze e continuano le attività passate con qualche adattamento (ad esempio facendo lavoro a tempo parziale o attività di volontariato nel loro ambito di lavoro precedente)

  •         Volteggiatori

Si staccano dalla routine passata e vivono alla giornata, sviluppano nuovi interessi in base alle occasioni che capitano.

  •         Esploratori

Sono alla ricerca di soluzioni creative in più direzioni (ritorno al lavoro, volontariato, formazione ecc.), apprendono nuove competenze; spesso iniziano nuove attività anche con qualche rischio di insuccesso.

  •         Ricercatori

Vogliono staccarsi dal passato, sono in cerca di novità, vanno per prove ed errori e cercano una nuova “nicchia” nella quale inserirsi per crearsi una nuova identità.

  •         Spettatori impegnati

Mantengono un interesse nel loro precedente ambito lavorativo, si tengono aggiornati e sarebbero disposti a nuovi ruoli, ma sono spesso frustrati per le scarse opportunità che vengono loro offerte.

  •         Ritirati

Faticano a riprogettarsi, non emergono interessi per la nuova condizione e sembrano rinunciare a trovare un nuovo percorso; possono diventare apatici o depressi.

 

Ma cosa fa si che le persone si adattino in modo differente a questo percorso di transizione? Due sono i fattori principali:

 

1)   Il significato che un individuo assegna al pensionamento

Quando è visto come positivo, gli individui sono incoraggiati ad approfittare delle possibilità e a muoversi attivamente come di fronte ad un nuovo inizio. Se invece è visto come un segnale di vecchiaia è più probabile un rallentamento degli impegni di natura produttiva in favore invece di quelli di natura interpersonale ed affettiva, se invece viene vissuto come ingiustizia (ad esempio nei cosiddetti pensionamenti forzati), costituirà un trauma con forte rischio di disadattamento

 

2)   La disponibilità di risorse

Un buon adattamento al pensionamento avverrà se le persone sono in grado di accedere e sviluppare nuove risorse nell’affrontare questa fase di passaggio. Maggiormente il soggetto si sente capace di accedere a risorse di tipo fisico, emotivo, cognitivo, economico, sociale e motivazionale, maggiore sarà la possibilità di vivere la pensione come una fase di passaggio ad un nuovo momento di vita. Avere spazio e tempo di riflessione, durante la carriera professionale, per sviluppare ed incrementare tali risorse, può essere un buon modo per migliorare il livello di riuscita nell’adattarsi al pensionamento.

Elisa Piovani

Dott.ssa Elisa Piovani- Psicoterapeuta- Studio Itaca