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Le 10 regole per una sana autostima

Le 10 regole per una sana autostima

 

Definire il costrutto di autostima non è semplice, in quanto si tratta di un concetto che ha un’ampia storia di elaborazioni teoriche. Una definizione concisa e condivisa in letteratura potrebbe essere la seguente:
“L’insieme dei giudizi valutativi che l’individuo dà di se stesso” (Battistelli, 1994).

Tre elementi fondamentali ricorrono costantemente in tutte le definizioni di autostima (Bascelli, 2008):

  1. La presenza nell’individuo di un sistema che consente di auto-osservarsi e quindi di auto-conoscersi.
  2. L’aspetto valutativo che permette un giudizio generale di se stessi.
  3. L’aspetto affettivo che permette di valutare e considerare in modo positivo o negativo gli elementi descrittivi.

Partendo dal presupposto che l’autostima non si eredita, ma si costruisce, come si può fare per aumentarla ed evitare di cadere nella paura di non essere all’altezza? Nel suo libro “L’ingannevole paura di non essere all’altezza” Milanese (2000) stila un decalogo di 10 regole che possono essere usate come suggerimento. Vediamole insieme:

 

  • Affrontare le sfide che la vita propone

 

Questa rappresenta la modalità con cui ognuno di noi può costruire la fiducia nelle proprie risorse. Solo evitando di evitare quello che la vita ci propone possiamo metterci alla prova e sviluppare le nostre capacità.

 

  • Alzare progressivamente l’asticella

 

Il modo in cui ci poniamo gli obiettivi è fondamentale: dobbiamo evitare di porci degli obbiettivi “irrealistici” nei modi e nei tempi ed accettare che qualsiasi abilità complessa vada acquistata a piccoli passi. Per raggiungere grandi obiettivi, bisogna prima porsene dei piccoli e progressivamente alzare l’asticella, sapendo anche talvolta tollerare la frustrazione data dal fatto che nessun grande obiettivo può essere raggiunto senza fatica e determinazione.

 

  • Nessuno può “saltare” al nostro posto

 

La responsabilità di affrontare le prove che la vita ci pone davanti è solo nostra, se deleghiamo qualcun altro di farlo al nostro posto ci priviamo di un’importante possibilità di crescita. Questo ovviamente non vuol dire dovere necessariamente fare tutto da soli: anche il più bravo saltatore ha bisogno dei suggerimenti del suo allenatore, ma alla fine chi deve saltare è lui e nessun altro può farlo al suo posto.

 

  • La perfezione è nemica dell’eccellenza

 

 Spesso il nostro bisogno di fare bene si irrigidisce così tanto da paralizzarci nella ricerca di perfezione irrealistica. Chi vuole eccellere deve accettare di avere qualche piccola imperfezione. Chi vuole essere sempre perfetto in tutto quello che fa  rischia  al contrario di cadere in grandi imperfezioni per perdita di controllo.

 

  • Non si può piacere a tutti

 

Vista l’enorme quantità di gusti, valori, opinioni e abitudini non si può piacere a tutti, cercare di ottenere questo obiettivo significa rinunciare a se stessi in nome di quest’illusoria approvazione che peraltro non accadrà mai.

 

  • Le relazioni sono come una danza a due

 

Creare relazioni sane sia amorose che amicali implica sapere costruire rapporti reciproci. Se vogliamo entrare in relazione con qualcuno è importate fare un primo passo e dare un segnale di apertura, ma una volta che la relazione è iniziata è importate che continui in una sana reciprocità, un giusto equilibrio tra il “dare” e il “ricevere”. Come in qualsiasi ballo di coppia si danza in due ed ognuno deve fare i suoi passi in modo da coordinarsi con quelli dell’altro. Aspettarsi che sia il nostro partner a trascinarci nella danza o al contrario strattonarlo facendo tutto noi, come minimo farà si che la coreografia non riesca bene e come minimo a breve si vorrà interrompere la danza.

 

  • Chi non cambia è perduto

 

Anche se siamo affezionati a dei comportamenti e delle strategie che si sono rivelati magari di successo in un dato momento della nostra vita, se al momento non funzionano più come prima o addirittura sembrano peggiorare la situazione, dobbiamo essere in grado di cambiarle. In un mondo in cui la costante è il cambiamento, se vogliamo mantenerci efficaci e capaci dobbiamo risultare adattabili e flessibili.

 

  • Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce

 

Per quanto possa piacerci l’idea che possiamo controllare tutto attraverso la ragione, in realtà non possiamo dominare tutto il nostro mondo emotivo. Paura, dolore, rabbia, tristezza sono tutte emozioni fondamentali che bisogna imparare a gestire senza avere la pretesa di controllarle rigidamente, se non vogliamo paradossalmente perderne il controllo.

 

  • Impieghiamo il nostro tempo nel migliorare noi stessi

 

Per quanto si possa essere soddisfatti di sé e dei risultati raggiunti, bisognerebbe sempre cercare di migliorare noi stessi da tutti i punti di vista.

 

  • Si è sconfitti solo quando ci si arrende

 

Non esiste nessun progresso che non comporti qualche fallimento. Il percorso per diventare capaci implica anche il cadere e il provare a rialzarsi (così come fanno i bambini quando iniziano a camminare). Il fallimento non è mai una sconfitta, ma parte integrante della possibilità di raggiungere il successo.

 

Riferimenti bibliografici

 

  • Battistelli P. (1994), “Autostima”, in S. Bonino (a cura di), Dizionario di Psicologia dello Sviluppo, Torino: Einaudi.
  • Milanese R. (2020), l’ingannevole paura di non essere all’altezza, Ponte alle Grazie.

 

 

Elisa Piovani

Dott.ssa Elisa Piovani- Psicoterapeuta- Studio Itaca