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Le paure della gravidanza

Le paure della gravidanza

La gravidanza non è da considerarsi solo come il periodo della dolce attesa del lieto evento o nemmeno solo come un processo che altera il sistema ormonale e modifica la forma e la funzione del corpo, ma è anche e soprattutto, un tempo durante il quale cominciano a farsi strada nuovi pensieri e nuovi sentimenti, per lo più paure apparentemente irrazionali ed irrequietezze. Se analizzate dal punto di vista del pensiero logico, queste paure tanto logiche non sembrano, ma diventano molto più “sensate” se vengono messe in relazione con le dinamiche inconsce.

 Ma quali sono queste paure che accomunano la maggior parte delle donne in “dolce attesa” e che traggono origine dall’inconscio? Vediamole insieme (Valcarenghi, 2011):

 

  • Paura ancestrale della morte

 

In un passato nemmeno tanto lontano le donne partorivano ed abortivano innumerevoli volte; la chirurgia e la medicina non erano quelle di oggi e succedeva spesso che la madre o il figlio, andassero incontro alla morte. Oggi, nel mondo moderno, i progressi della medicina hanno reso eccezionale la morte materna, tuttavia la maggior parte dei ginecologi riconosce che la paura ancestrale della morte è tuttora viva nelle gestanti e le rassicurazioni relative ai dati statistici non sembrano sufficienti a contrastarla. Ciò ha una spiegazione dal punto di vista psicologico: in una donna la paura della morte si è sedimentata nell’inconscio collettivo che non è particolarmente sensibile ai ragionamenti ed è lento nell’elaborare trasformazioni. Questa paura, vive dunque nell’inconscio femminile, a mano a mano che la gravidanza prosegue si traduce in ansie, nervosismi apparentemente senza motivo. Raramente le donne vengono aiutate a riconoscere questa paura per quello che realmente è; e molto spesso si tende a semplificare dando la responsabilità di tutto agli ormoni. Così facendo però la paura della morte non svanisce. Se l’argomento venisse affrontato come qualcosa di naturale, qualcosa di cui è giusto e opportuno parlare, tutto ciò potrebbe aiutare la donna ad osservare e conseguentemente superare la sua paura di morire.

 

  • La trasformazione del corpo

 

 

Il corpo durante la gravidanza si trasforma, non è solo la pancia che si gonfia, ma anche il seno, la montata lattea, l’interruzione del ciclo, il cambiamento nella postura, spesso le nausee, l’acidità di stomaco. Dal punto di vista psicologico tutto questo non riguarda solo la frustrazione estetica, l’impaccio nel movimento, né la paura di non tornare più come prima, ma il rapporto tra l’Io e il corpo che in quel periodo risultano scollegati, durante la gravidanza infatti il corpo risponde a delle regole che non hanno niente a che fare con la volontà dell’io. Una donna non controlla più quasi niente e il suo corpo è a disposizione del bambino. Questa mancanza di controllo ha conseguenze contrastanti: da una parte un insieme di emozioni dolcissime, dall’altra un sentimento di espropriazione; ci si sente invase da un corpo estraneo e si può essere coinvolte in una sensazione di rigetto. Questa ambivalenza è solitamente rigettata dalla tradizionale visione della maternità che rifiuta come “normalità” il sentimento di mancanza di controllo sul proprio corpo. 

Dare la possibilità alle donne di normalizzare tale sentimento, può consentire loro di accettare le proprie “ombre” senza farle diventare un pericolo.

 

  • Il tempo perduto

 

Qualche volta, durante la prima gravidanza in particolare, una donna può avvertire la fine di una fase della vita con particolare intensità. Con la gravidanza infatti si conclude il tempo in cui si è responsabili solo di sé e in cui tutto sembra ancora possibile. 

Occorre dunque che la donna possa prendersi il suo tempo per entrare in questa nuova fase della vita, salutare ed onorare il periodo precedente per poter “entrare” il più serenamente possibile nella nuova fase di vita.

 

  • La gravidanza come patologia

 

Esiste negli ultimi anni una diffusa mentalità che considera la gravidanza una “particolare patologia” che dura nove mesi. Se la gravidanza è una particolare patologia allora è giusto e giustificato preoccuparsi: un mal di reni può essere una minaccia di aborto, la presenza di un gatto segnala il rischio di toxoplasmosi, e così via. Le patologie della gravidanza esistono ed è bene tenerle sotto controllo, ma sarebbe anche bene ricordare che nella maggioranza dei casi, tutto procede normalmente.

Dal punto di vista psicologico questa mentalità orientata alla medicalizzazione della gravidanza raccoglie e canalizza in modo sbagliato le paure ancestrali precedentemente trattate; non essendo possibile manifestare le antiche paure, si proietta l’angoscia che ne deriva su malattie improbabili. In questo modo è probabile che subentrino forme ansiose destinate a durare nel tempo e a trasferirsi sui figli.

Le donne dovrebbero ritornare a ricordarsi che la gravidanza è prima di tutto un evento naturale, e pertanto riconnettersi al loro sentire, affidandosi al proprio istinto, ascoltare il proprio corpo e riconoscere i segnali, solo così si potrà vivere la gravidanza in modo sereno e questa serenità potrà essere trasmessa al proprio bambino.

 

Bibliografia:

Valcarenghi M. (2011), “Mamma non farmi male. Ombre nella maternità”, ed: B. Mondadori

 

Elisa Piovani

Dott.ssa Elisa Piovani- Psicoterapeuta- Studio Itaca