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Lutto: scomporlo per elaborarlo

Elaborazione del lutto

Lutto: scomporlo per elaborarlo

Elaborare il lutto in toto può richiedere molto tempo, molte energie e risorse personali, sfinendo la persona. È utile e, in alcuni casi, necessario scomporre il lutto per poi elaborarlo.

Il lutto è una risposta alla perdita. Sebbene, di norma, si parli di lutto a seguito della morte di una persona, la parola lutto è riferibile anche alla malattia (perdita della salute e dell’incolumità fisica), alla separazione e al divorzio, alla vecchiaia, alla perdita del lavoro, alla morte di un animale domestico…

Diversi autori hanno cercato di definire la struttura del lutto per poter costruire protocolli di intervento specifici ed efficaci. Semplificando, si è notata una suddivisione del lutto in fasi.

Le fasi del lutto di Ross

La prima a definire le fasi del lutto fu E.K. Ross, una psichiatra Svizzera. Ross scelse di distinguere 5 fasi nel lutto: la fase di negazione, la fase della rabbia, la fase dei tentativi di riparazione, la fase della depressione e la fase dell’accettazione.

Com’è evidente, nella realtà le fasi non sono così distinte le une dalle altre e non seguono necessariamente quest’ordine.

Tralasciando osservazioni di tipo più accademico e didattico, possiamo fare un’osservazione: ogni fase del lutto ed ogni lutto implicano il manifestarsi di emozioni, più o meno intense.

Ecco una possibile chiave per un’elaborazione del lutto personalizzata e libera da schemi.

Una chiave dell’elaborazione del lutto

Una persona che stia vivendo un lutto, che abbia, cioè, vissuto una perdita, prova emozioni. Quali? Rabbia, tristezza, senso di colpa, vergogna, paura, ansia, disgusto, angoscia…

Immaginare di poter elaborare il lutto in toto, ossia gestire e regolare tutte queste emozioni contemporaneamente è un’impresa, a mio avviso, folle.

Molto più saggio scomporre il proprio personale lutto nelle emozioni principali che si provano e lavorare sull’elaborazione delle singole emozioni.

Ogni emozione possiede un significato protettivo sul quale è possibile fare leva per autorizzarsi a vivere il lutto, a passarvi attraverso e a non metterlo in un angolo.

Evitare di riconoscere le emozioni che si provano e cercare di accantonarle nel tentativo di stare meglio non funziona!

 

Facciamo un esempio

Immaginiamo una persona che abbia appena perso il posto di lavoro per una negligenza personale. Potrebbe provare senso di colpa, rabbia verso di sé e verso gli eventi sfavorevoli, vergogna…

Nel suo quotidiano potrebbe iniziare a ritirarsi dalle relazioni, a non investire nella ricerca di un nuovo impiego; potrebbe sentirsi inadeguato, perdere la fiducia in se stesso.

Come intervenire? E’ importante esplorare il mondo della persona, valutare quale sia l’emozione più disturbante e divenire consapevoli del suo significato protettivo. Ad esempio, la persona potrebbe riferire di provare, primariamente, senso di colpa per la sua famiglia.

Il senso di colpa è un’emozione che comunica all’organismo di aver fatto un danno a cui è necessario porre rimedio. Il senso di colpa è un’emozione calzante sulla situazione e porterebbe la persona ad attivarsi per rimediare (in questo caso cercando un nuovo impiego).

Tuttavia, la persona vive con pari intensità l’emozione di vergogna. La vergogna è un’emozione potente. Comunica che non ci sentiamo degni e che vorremmo nasconderci. E’ così potente da impedire al senso di colpa di prevalere: a persona preferisce, così, nascondersi e ritrarsi invece di cercare lavoro.

In questo caso, la prima emozione su cui lavorare è la vergogna che fa da ostacolo. Fa da ostacolo al prosieguo di vita e all’elaborazione del lutto.

Non riconoscere questi diversi livelli emotivi e non scomporre il lutto può allungare i tempi dell’elaborazione oppure impedirla del tutto.

La scomposizione del lutto è un processo delicato che richiede una guida esperta. È bene rivolgersi ad uno psicologo per evitare dannosi fai da te.

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