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Nuovi padri e nuove madri: la scelta di essere genitori “ oggi”

Nuovi padri e nuove madri: la scelta di essere genitori “ oggi”

Per il senso comune una coppia di coniugi non è ancora sufficiente a costituire una “famiglia”. Questa infatti è ritenuta tale solo quando ci sono dei figli. Lo scopo essenziale del matrimonio, sempre secondo il senso comune, è quello procreativo. Anche in recenti indagini è emerso che per la maggioranza delle coppie avere un figlio è un’esperienza molto importante e solo una minoranza sembrerebbe disposta a non averne. Ciò che cambia oggi, ed è cambiato nel corso del tempo, passando dalla società tradizionale a quella moderna, fino a quella contemporanea, è il significato che assume il “mettere al mondo dei figli”.  

La società tradizionale era caratterizzata da un altissimo numero di nascite, funzionali da un lato a garantire la sopravvivenza dei figli (a causa dell’altissima mortalità sia dei bimbi che delle madri per motivi di cure mediche e igiene ancora non adeguati), dall’altro a garantire una risorsa come forza lavoro, da piccoli e ancor più da grandi. Quello che noi oggi chiamiamo “lavoro minorile” in realtà è stato a lungo una risorsa familiare importante e legittima, soprattutto in ambiti come quello agricolo e dell’artigianato.

 

La società moderna si è caratterizzata invece per una diminuzione progressiva delle nascite del numero dei figli, mano a mano che ad aumentare è stata la loro importanza affettiva.

La famiglia moderna è divenuta sempre più privata e separata dalla comunità sociale e dalla famiglia estesa e la coppia definita come educante, prima ancora che coniugale. L’emergere dell’infanzia come una categoria sociale distinta da quella degli adulti, bisognosa di educazione per essere adeguatamente preparata alla vita adulta, ha avuto ruolo primario nella nascita della famiglia moderna. Anche in questo caso i figli rappresentavano, oltre ad una figura affettiva, anche una risorsa economica, poiché visti come strumento e molla di quella buona riuscita familiare che è alla base della logica culturale del “riscatto sociale” (“il mio compito di genitore è quello di garantire un buon futuro ai miei figli”).

La società contemporanea è invece oggi caratterizzata da una “procreazione responsabile”, che induce a contenere il numero dei figli in modo da garantire loro le maggiori opportunità possibili. Questo è un valore molto attuale, che porta molte coppie a portare “in avanti” il concepimento del primo figlio, in modo tale da accoglierlo in una relazione genitoriale più solida e competente, oltre che in un contesto economico più sicuro. I genitori di oggi sono sempre più consapevoli e responsabili rispetto all’investimento che un figlio comporta sia in termini quantitativi che qualitativi. Oggi parliamo infatti di “procreazione come scelta”: a differenza del passato la procreazione di un figlio diviene sempre più la conseguenza di una scelta consapevole. La nascita di un figlio infatti, da avvenimento naturale che avveniva “subito” e in modo non controllato, si è trasformato – grazie agli avanzamenti della medicina e delle tecniche contraccettive – in un evento gestito e controllato dalla coppia, e quindi, desiderato. In questo modo, l’atto procreativo diviene la risposta ad un desiderio dei genitori di avere un bambino. Il figlio – scelto – è di conseguenza spesso caricato di aspettative profonde da parte dei genitori che incidono sulla loro identità personale di uomo e di donna, ma anche di coppia.

Tutto ciò comporta che i coniugi modifichino e integrino i propri ruoli e la propria relazione in funzione del nuovo arrivato; tale compito non appare scontato all’interno di una cultura in cui da una parte l’ideologia dell’amore romantico prevede che i partner mantengano tra di loro un alto livello di sostegno e intimità, mentre dall’altro, l’altrettanto alto livello di investimento sui figli richiede molta attenzione e cura nei loro confronti. Tale difficoltà a stabilire dei confini tra sistema coniugale e genitoriale è accentuata dal fatto che fino a pochi decenni fa la coppia era quasi esclusivamente concentrata sulla funzione genitoriale. Questo è un punto particolarmente complesso poiché il modello trasmesso a livello familiare chiede alle nuove coppie la capacità di integrare in modo equilibrato le due rappresentazioni. La gravidanza introduce nella coppia la presenza di un terzo che induce modificazioni nello spazio della coppia, nuovi equilibri affettivi tra i partner che includano anche il bambino. I due coniugi devono far posto al bambino nel sistema familiare, preparandogli uno spazio fisico ed emotivo: questo processo determina una profonda ridefinizione della relazione coniugale.

Non per ultimo, l’arrivo del primo figlio dal punto di vista individuale rappresenta nella nostra società il “rito di passaggio” all’ età adulta, ancor più di quanto non lo sia il matrimonio, vista la sua attuale precarietà. Ecco  quindi  come la scelta di “diventare” genitori coinvolga tutti in un processo che, come dimostrano i cambiamenti culturali e sociali del nostro tempo, ci chiama in causa “dentro” e “fuori”, mettendoci in relazione con noi stessi, il partner, le famiglie di origine e la società di appartenenza. Riflettere sul “perché e come” stiamo “scegliendo” può senza dubbi portare molti neo-genitori ad essere molto più consapevoli di trovarsi nel punto e nel momento giusto di questo importante evento della vita.

 

Non hai avuto modo di scegliere i genitori che ti sei trovato,

ma hai modo di poter scegliere quale genitore potrai essere

(Marian Wright Edelman)

Dott.ssa Sabina Zapponi

Psicologa-Psicoterapeuta

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