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Quando in famiglia ci sono più bambini: Fratelli si nasce, si è, si resta!

Quando in famiglia ci sono più bambini: Fratelli si nasce, si è, si resta!

Il legame tra fratelli è, almeno da un punto di vista biologico e familiare, imprescindibile. Fratelli si nasce, si è e si resta.

Mentre, dal punto di vista relazionale, parliamo di una dinamica ben più complessa, che risente di moltissime variabili: il contesto familiare, le caratteristiche personali, il sesso e l’ordine di nascita solo per citarne alcune.

Gli psicologi, al di là della qualità del legame, sono comunque concordi nel ritenere che il fratello è il primo “pari” con cui il bambino viene in contatto e, come tale, gli offre una grande occasione: di rispecchiamento e di imitazione ma anche di ambivalenza, in termini ad esempio di competizione e conflitto. Secondo Minuchin (1974) infatti nella famiglia i fratelli funzionano come un sottosistema: si tratta del “primo laboratorio sociale in cui i figli possono cimentarsi nelle loro relazioni tra coetanei. In questo contesto i figli si appoggiano, si isolano, si accusano reciprocamente ed imparano l’uno dall’altro. In questo mondo di coetanei i figli imparano a negoziare, a cooperare e a competere”.

Sin da quando si è piccoli, la  presenza di un fratello o di una sorella determina il processo di differenziazione tra sé e l’altro; soprattutto se la differenza di età è minima, fin da subito il bambino sperimenta costantemente e quotidianamente “altro da sé”, si confronta con un’altra personalità, con altri modi di comunicare e di esprimersi, altri modi di vivere le emozioni. Inoltre, la presenza di un fratello aiuta a ridurre sia l’idealizzazione che la demonizzazione che si può avere nei confronti dei genitori: la mamma e il papà sono visti e percepiti solo moderatamente come coloro che non sbagliano mai (o sbagliano sempre), poiché la vicinanza di un altro bambino – quindi di una relazione alla pari – favorisce il confronto con modalità comportamentali non adulte.

Anche l’ordine di nascita è importante, non solo per il particolare significato che può avere la nascita del primo figlio, ma anche perché, come rilevano Bank e Kahn (1982), nella maggior parte delle famiglie un solo soggetto può occupare un certo spazio psicologico (ruolo) in un determinato periodo di tempo. Ciò vuol dire che il primo figlio acquisisce una sorta di  “diritto di prelazione” su una certa posizione, che di solito non potrà essere occupata da un fratello successivo, se il primo non l’avrà lasciata libera. Gli altri figli dovranno quindi diventare qualcos’altro. Ecco quindi che, normalmente, all’interno del sistema famigliare ogni figlio ha il proprio o i propri ruoli e caratteristiche condivise da tutti i membri.

Anche i genitori hanno la possibilità di condizionare le posizioni dei figli o il loro modo di relazionarsi.

A questo proposito alcune buone pratiche possono aiutare i genitori a facilitare la creazione di un legame fraterno positivo:

Condivisione: Insegnare ai figli a “dividere” attenzioni, privilegi, spazi con il fratello, non impartendo l’ordine di “fare a metà” ma premiandoli e lodandoli ogni volta che riescono a farlo con naturalezza. I bambini devono cioè essere incoraggiati a convivere e condividere senza forzature, senza avere la sensazione che questo sia una costrizione pesante proveniente dall’esterno.

Unicità dei figli: Far sentire ogni figlio in qualche modo “speciale” per le caratteristiche specifiche e uniche che ha, allo scopo di evitare sentimenti di ostilità tra fratelli, ma soprattutto per fare capire ad ogni bambino che ha “il proprio posto nella famiglia e nel mondo”. Ogni bambino deve cioè sviluppare la sensazione di essere amato per quello che è a prescindere dalla presenza del fratello (più grande o più piccolo che sia). Evitare quindi confronti e parallelismi tra i figli è di fondamentale importanza.

Rispetto dei tempi e modi della relazione fraterna: Non obbligare i fratelli a trascorrere tutto il tempo libero insieme, magari nella stessa stanza o dagli stessi amici. Se anche solo uno dei bambini manifesta il desiderio di giocare un po’ da solo (o di stare da solo con un suo amichetto) è opportuno comprenderlo e assecondarlo. La presenza del fratello non dovrebbe mai essere vissuta come incombente o limitante.

Non interferire: Lasciare nei limiti del possibile che i bambini “se la sbrighino da soli”. Si deve intervenire solo in caso di atteggiamenti violenti o di eccessiva aggressività o di situazioni a nostro avviso critiche. In queste circostanze va sottolineato che certi comportamenti sono inaccettabili, ma allo stesso tempo è importante essere pronti a incoraggiare e poi a lodare l’eventuale cambiamento di atteggiamento.

Al di là della posizione dei genitori, come è naturale, nel corso della crescita i rapporti tra fratelli possono modificarsi: questo dipende dalle diverse esperienze che si fanno, dalla differenza naturale dei tratti caratteriali e comportamentali e dalla posizione ricoperta all’interno del nucleo familiare. Nonostante questi cambiamenti però i rapporti tra fratelli possono durare più di qualunque altro rapporto della famiglia, anche molti anni di più dei rapporti con i genitori. Ciò significa che i fratelli sono i veri testimoni del legame di famiglia. Per questo motivo, anche nel ruolo di genitori, è necessario avere cura, attenzione e rispetto per questa relazione dalle caratteristiche “speciali”.

Sabina Zapponi

Dott.ssa Sabina Zapponi, Psicologa-Psicoterapeuta