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Regole chiare e punizioni sostenibili.

Regole chiare e punizioni sostenibili.

In ogni famiglia arriva il momento in cui si deve fare i conti con la maggiore autonomia del figlio, con il suo bisogno di esplorare il mondo che lo circonda e di relazionarsi con gli amichetti: di conseguenza si presenta anche la necessità dei genitori di fissare nuovi limiti e regole. Solitamente questo periodo inizia intorno ai due anni, quando i piccoli hanno imparato a correre e saltare e si sono affacciati sul mondo della comunicazione verbale, possedendo già un piccolo vocabolario che permette loro di farsi capire e spiegare i propri bisogni. Perché è importante che i genitori stabiliscano regole e limiti? Perché il compito dei genitori è sì quello di coltivare nei figli la curiosità e la passione per il mondo, ma anche quello di insegnare loro ad adattarsi alle regole della società.

Asha Phillips (1999) paragona i limiti a cancelli che proteggono e fanno sentire sicuri i bambini. Certamente questi “cancelli” possono apparire agli occhi dei piccoli come frustranti e spesso hanno la capacità di mandarli su tutte le furie, ma se non esistessero, loro avrebbero la sensazione di vivere nel caos e nell’onnipotenza. Come potrebbe sentirsi un bambino lasciato libero di fare e decidere in totale autonomia? Sarebbe spaventato e impaurito, perché un bambino che domina i genitori e decide al loro posto, sente di non essere protetto adeguatamente. Sì, perché i limiti servono anche per proteggere i bambini. Nel fissare regole e limiti è fondamentale mantenere il rispetto per noi stessi e per il bambino e fare capire che il nostro “No” ha una ragione. Dobbiamo ascoltare il bambino e il suo stato d’animo e al contempo dobbiamo pensare cosa è meglio per lui e per noi e agire di conseguenza. Agli occhi del bambino il genitore deve sembrare una roccia, fermo sulla propria posizione e in grado di mantenere la calma e di controllare la propria emotività e quella del figlio. Detto ciò vediamo insieme quali sono le caratteristiche delle buone regole:

 

1) Poche

E’ importante scegliere poche regole, ma importanti. Il bambino deve essere in grado di tenerle sempre a mente e questo sarebbe impossibile se venisse sommerso da un mare di regole e divieti.

 

2) Chiare e Concrete

Le regole devono essere chiare e concrete, perché il bambino possa comprenderle con facilità (es. “Quando finisci di giocare con i lego, devi rimetterli nella scatola rossa”). “Tutto deve essere in ordine”, è un’affermazione poco chiara e concreta agli occhi di un bambino di quattro anni. Cosa vuole dire “tutto”? E cosa vuole dire “in ordine”?

 

3) Adatte all’età

E’ fondamentale che le regole siano adeguate all’età e alle capacità del bambino. Non posso pretendere da un bambino di due anni che sparecchi da solo, potrebbe fare cadere e rompere piatti e bicchieri; ma posso chiedere di sparecchiare autonomamente a sua sorella di 10 anni. Lo stesso vale al contrario, nel senso che la regola “quando attraversiamo la strada devi sempre darmi la manina” è valida per un bambino di 2 anni, ma non per la sorella di 10 anni.

 

4) Costanti

Le regole non devono variare in base al nostro umore, che io sia stanca, riposata, arrabbiata o serena “i Lego vanno rimessi nella scatola rossa”. Il bambino non deve avere la sensazione che le regole siano dettate dall’ umore, ma deve sapere che esse esistono per il suo bene, che non ha nulla a che fare con il nostro stato d’animo.

 

5) Coerenti

La grande maggioranza delle regole deve valere per tutti i membri della famiglia e noi genitori dobbiamo comportarci coerentemente con la regola che imponiamo al bambino. Perciò se tu bambino non devi dire parolacce, nemmeno io genitore posso permettermi di farlo; se tu devi mettere i sandaletti nella scarpiera, io non posso varcare la soglia di casa e abbandonare le scarpe in mezzo al corridoio.

 

6) Possono cambiare

Le regole possono modificarsi nel tempo, in base all’età del bambino, alle idee dei genitori e alle richieste del contesto esterno. L’importante è che tali cambiamenti siano condivisi da entrambi i genitori e spiegati e motivati in modo chiaro ai figli.

 

Queste sono a grandi linee le caratteristiche che deve possedere una buona regola. Solitamente un bambino al di sotto dei 5 anni, che ha una buona relazione con mamma e papà, rispetterà le richieste dei genitori. Ma sappiamo benissimo che non sempre fila tutto liscio. Allora cosa possiamo fare quando le regole vengono trasgredite? In quel caso, sono del parere che la punizione possa essere un valido rinforzo al nostro “No”. Nel momento in cui punisco il bambino, devo mantenere la calma e controllare le mie emozioni e quelle del bambino. Non serve perciò urlare o fare sfuriate perché, come dice Asha Phillips (1999), “Non occorre una mazza per rompere una noce”. Ma anche la punizione, proprio come la regola deve possedere alcune precise caratteristiche, vediamole insieme:

 

1) Motivazione comprensibile

Il bambino deve sapere perché è stato punito. “Ti punisco perché hai dato un calcio a tua sorella e sai che le persone non si devono picchiare.”

 

2) Concrete

La punizione prevede il fare o non fare qualcosa di concreto. “Per un giorno non potrai più usare Cicciobello ed ora siediti sul divano e rifletti su ciò che è successo” (visto che la sorella le aveva “rubato” Cicciobello, lei le ha dato un calcio e l’ha fatta cadere).

 

3) Scopo

“Devi capire che ciò che hai fatto è sbagliato e non devi rifarlo più”. Le punizioni hanno lo scopo di fare crescere il bambino, di insegnargli il comportamento corretto, non di umiliarlo o mortificarlo.

 

4) Possibilità di riparazione

Devo dare al bambino la possibilità di riparare al suo errore: “Quando sei pronta chiedi scusa a tua sorella, fate la pace, anche io ti do un bacino e tutto torna come prima (fermo restando che non può usare Cicciobello per un giorno)”.

 

5) Proporzionate all’errore

Gli errori e le trasgressioni dei bambini, non hanno tutti la stessa gravità, perciò non li posso punire nello stesso modo quando non riordinano i giochi (es. stasera non guardi la televisione) e quando picchiano un amico (es. domani non ti porterò alle giostre). La durata e l’importanza della punizione deve essere proporzionale allo sbaglio commesso.

 

6) Devono colpire le risorse

Le punizioni devono colpire le risorse del bambino, non i suoi punti di fragilità. Ad esempio nel caso di un bambino molto timido, non lo punirò sottraendolo a importanti momenti di socializzazione (es. una festa di compleanno), ma magari togliendo lui il tablet per una settimana. Se si tratta di un bambino che ha bassa autostima in varie aree (es. va male a scuola e non ha molti amici), ma che con una palla tra i piedi riesce a sentirsi un campione, non lo punirò facendogli saltare un allenamento di calcio.

 

7) Sostenibili nel tempo

Sia i genitori che i bambini devono essere in grado di mantenere la punizione per tutta la sua durata, senza uscirne stremati e logorati. Non posso affermare “Per punizione non vedrai la tv per tre settimane” se penso che questo non sia realizzabile, perché io genitore non riuscirei a tollerare i suoi costanti capricci e finirei col cedere e annullare la punizione o perché mio figlio diventerebbe molto nervoso e sicuramente finirebbe col combinare altri guai. Prima di scegliere una punizione devo riflettere sulla sua sostenibilità nel tempo e sulla mia capacità di mantenere la parola.

 

A cornice di tutto ciò che è stato detto fin qui, vorrei sottolineare come, anche in questo caso, affinché le regole e le punizioni siano efficaci, nello scopo di insegnare ai bambini a vivere e sentirsi adeguati all’interno della società, è indispensabile che entrambi i genitori giochino nella stessa squadra! Se il papà dice “non si può mangiare in giro per casa” e poi la mamma porta la merenda ai bambini mentre giocano in cameretta, le parole del papà perdono di valore e il bambino capirà che non sono poi così importanti. Stessa cosa se si tratta di punizioni. Mamma e papà devono sostenere le stesse regole e le stesse punizioni, consapevoli dello scopo educativo che esse svolgono e che loro, in quanto genitori, devono promuovere.

 

Bibliografia

John Gottman, 2001, “Intelligenza emotiva per un figlio”, BUR edizioni.

Asha Phillips, 1999, “Saying no. Why it’s important for you and your child”, Faber Limited.

 

 

Giulia Giampellegrini

Dott.ssa Giulia Giampellegrini Psicoterapeuta-Studio Itaca