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TUTTI INSIEME NEL LETTONE

TUTTI INSIEME NEL LETTONE

Con il termine cosleeping -letteralmente dormire insieme- si fa riferimento a tutte quelle situazioni in cui il bambino dorme insieme alla madre o ad entrambi i genitori. Sono in molti i genitori che scelgono di far dormire il proprio figlio nel lettone. Tra questi, alcuni lo fanno “per disperazione” perché troppo stanchi di lottare con il proprio bambino per convincerlo a dormire nel proprio lettino; altri, invece, fanno questa scelta consapevolmente, perché amano dormire a contatto con i propri figli. Il bisogno di contatto fisico e, quindi anche di cosleeping, da parte dei bambini è del tutto normale nei primi anni di vita. Esso infatti fa parte dei comportamenti di attaccamento che permettono di creare un legame di vicinanza tra il bambino e la figura di riferimento: i bimbi, dormendo vicino ai genitori, si sentono sicuri e protetti. Tale vicinanza, inoltre, sembra favorire lo sviluppo di vari sistemi di regolazione (la temperatura corporea, la glicemia, le difese immunitarie, la produzione di ormoni ecc.); alcuni studiosi parlano del sonno condiviso nel lettone come di una vera e propria necessità fisiologica dei bambini. Ma quando il cosleeping è praticato oltre una certa età, che potremmo indicare intorno ai 4 anni, può avere delle conseguenze sullo sviluppo psicologico del bambino?

Non esistono ancora abbastanza ricerche in letteratura che possano affermare con certezza che il cosleeping tardivo possa danneggiare psicologicamente il bambino ma, sicuramente, esistono alcuni elementi che ci possono suggerire perché, il cercare di favorire l’addormentamento in autonomia dei nostri figli possa favorire il loro processo di crescita. Vediamoli insieme:

  •         Sviluppare l’autonomia.

Il bambino intorno ai 4 anni ha bisogno di iniziare ad esplorare, essere autonomo e sentirsi competente. Se un bambino continua a dormire nel lettone con i propri genitori anche oltre i 4 anni può convincersi di non farcela da solo a dormire nel proprio letto e di aver sempre bisogno di qualcun altro. Se nei primi mesi di vita dipendere da un aiuto esterno per dormire è assolutamente normale, nel tempo successivo è indice di uno scarso sviluppo delle capacità auto regolative, cioè quelle capacità che permettono di consolarsi e calmarsi da soli. Un bambino possiede queste competenze già a partire dai 4-5 mesi ma queste devono essere incrementate nel tempo per far sì che il bambino diventi autonomo nel calmarsi e non sviluppi una dipendenza da qualcuno o qualcosa.

  •         Definire gli spazi

I bambini, intorno ai 4 anni sono ormai sempre più consapevoli delle differenze individuali e sessuali, attraversano quella che Freud ha definito “fase edipica”, ovvero “si innamorano” del genitore di sesso opposto. Il desiderio del bambino di intromettersi nella coppia genitoriale diventa sempre più forte e, quindi, occorre vigilare sulle chiare conseguenze che può avere sulla coppia stessa, poiché questo può minare la sua intimità. A quest’età diventa sempre più importante chiarire che ognuno ha il proprio spazio e che il lettone è il “posto” di mamma e papà.

 

Come fare allora per cercare di abituare i bambini a dormire da soli? Vediamo insieme alcuni piccoli accorgimenti:

  1.       Non aspettare che i bambini siano troppo stanchi per mandarli a letto.

L’idea che così si addormenteranno più facilmente è sbagliata. Al contrario, più stanno svegli quando sono stanchi, più aumenta la loro eccitazione e quindi la probabilità che i bambini rifiutino la “nanna” e che i genitori accettino la convivenza nel lettone come il male minore: «Almeno lì dormono».

  1.       Creare un rituale della buonanotte

Adottare gesti sempre uguali che servono ad accompagnare i bambini al momento del sonno:  ad esempio fare prima il bagnetto, mettersi pigiama e dopo aver creato una situazione di tranquillità e di calma nella casa, si può svolgere una breve attività insieme, come la lettura di un libro o l’ascolto di storie sonore.

  1.       Scambiare qualche parola con i bambini su come è trascorsa la giornata

Questo rafforza l’intimità con i piccoli e li rilassa.

  1.       Attrezzare i bambini di un oggetto di attaccamento

Fornire ai bambini un oggetto che possa fungere da “legame di attaccamento” momentaneo come il ciuccio, copertina, peluche può aiutarlo a gestire la temporanea separazione da mamma e papà

  1.       Non precipitarsi al primo richiamo

Attendente qualche istante dopo la comparsa del pianto per verificare se i bambini sono in grado di riaddormentarsi da soli (confidare sempre sulle loro risorse!).

  1.       Bisbigliare qualche parola

Fate una carezza o un piccolo massaggio, senza alterare l’atmosfera. Siate calmi, rassicuranti e fermi.

  1.       Sedersi di fianco a loro

Mettere una poltrona accanto al lettino dove sostare e vegliare durante i risvegli del bambino potrebbe essere un buon accorgimento. Lavorate in team con il vostro partner alternandovi nella veglia.

E infine…

Portate i bambini nel lettone nel caso di malattie, brutti sogni, cambiamenti particolari, quando cioè sentite che i bambini hanno bisogno della vostra vicinanza o quando voi vi sentite troppo stanchi. E considerate anche magari di regalarvi una sera o un giorno speciale come potrebbe essere ad esempio la domenica, nel quale “ci sta” qualche coccola in più.

Elisa Piovani

Dott.ssa Elisa Piovani- Psicoterapeuta- Studio Itaca