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UNA FAMIGLIA DI EMOZIONI. Ascoltare le proprie per riuscire a comprendere quelle dei figli.

UNA FAMIGLIA DI EMOZIONI. Ascoltare le proprie per riuscire a comprendere quelle dei figli.

Emozioni. Questa parola racchiude in sé un mondo di vissuti che “accendono”, ogni giorno, grandi e piccini. La famiglia è il primo luogo in cui le emozioni possono circolare liberamente e trovare la giusta espressione, perché è proprio tra le braccia di mamma e papà che avvengono gli insegnamenti più importanti. Emozioni molto intense travolgono e sorprendono tutti i genitori: un sorriso appena accennato riempie il cuore di gioia e un cucchiaino di yogurt per terra fa esplodere di rabbia. Se può essere complesso gestire le proprie, ancora più impegnativo è insegnare ai figli a diventare delle persone emotivamente competenti.

Ma quando si deve iniziare ad educare emotivamente i bambini? La risposta è semplice: sin dalla nascita. Sin dal suo primo giorno di vita, un neonato è in grado di provare ogni tipo di emozione, è dotato di un corredo emotivo innato. Alcuni studiosi sostengono che le emozioni possano essere esperite dal feto già all’interno del grembo materno. Quello che però un bebè non è in grado di fare, è comprendere e dare un significato a queste emozioni. Se la gestione della gioia e della tranquillità, solitamente, non gli creano nessun problema, sentimenti come paura e tristezza possono invece scatenare reazioni quali pianti e agitazione motoria. Solamente grazie ad un adulto che interpreta il suo malessere e agisce di conseguenza il neonato riuscirà a tranquillizzarsi: se il piccolo si spaventa a causa di un forte rumore, la mamma lo prenderà in braccio per consolarlo, se invece il piccolo è infastidito da un nuovo dentino in arrivo, il papà potrà dargli qualcosa di fresco e ruvido con cui massaggiarsi le gengive. Tocca quindi agli adulti di riferimento riuscire a sottrarre i bambini da quell’analfabetismo emotivo che è spesso alla base di tanti comportamenti dannosi, ma come fare? Vediamo insieme alcuni passaggi:

 

1 – Riconoscere e ascoltare le proprie emozioni

L’adulto, che sia il genitore o un’altra figura di riferimento per il bambino, deve in primis essere in grado di dare ascolto alle proprie emozioni. Porsi domande quali: “Come mi sento in questo momento?”, “Sono tranquillo o sono in ansia?”, “Sono arrabbiato o sono deluso?” può sembrare un esercizio semplice ma, talvolta, discriminare tra un’emozione ed un’altra non lo è affatto. Può essere d’aiuto soffermarsi ad osservare e individuare una sola emozione per volta: “Sono arrabbiato perché il capo mi sta trattenendo al lavoro e invece vorrei tanto correre a casa”; “Sono in ansia per la visita oculistica di mio figlio e quindi non riesco a concentrarmi come vorrei”; “Sono felice perché stasera uscirò a cena con un caro amico”. Ricordate che tutte le emozioni sono giuste ed hanno il diritto di essere ascoltate e accettate.

 

2 – Gestire le proprie emozioni

Una volta riconosciute le proprie emozioni, si tratta di capire come gestirle. Ci saranno emozioni con le quali vi sentirete più a vostro agio ed altre che potrebbero invece mettervi in difficoltà. Le domande da porsi in questo caso sono: “Come mi comporto quando sono felice? Sorrido? Scherzo con tutti? Non lo esprimo in nessun modo?”; “Quali sono gli atteggiamenti che metto in atto per far fronte alla rabbia? Alzo la voce? Mi chiudo in me stesso?”; “Reagisco in modo appropriato quando provo questa emozione?”. Se vi doveste rendere conto che faticate nel gestire un’emozione (es. la tristezza) potete tentare di comprenderne il motivo e, se possibile, cercare di risolverlo. Se voi non riuscite ad affrontare una certa emozione, o se le strategie che mettete in atto non sono corrette, sicuramente questo avrà un peso nell’ educazione emotiva dei vostri figli. Voi siete il modello di riferimento per i vostri bambini e se i vostri atteggiamenti sono sbagliati ad esempio cercate di “soffocare” una determinata emozione, nella speranza che nessuno capisca quello che provate oppure colpite con calci e pugni tutti gli oggetti che vi capitano a tiro, anche lui imparerà a comportarsi in modo errato.

 

3 – Percepire lo stato emotivo del bambino

Quando un bambino molto piccolo prova delle emozioni negative, solitamente entra in uno stato che può essere definito di “sregolazione interiore”, che gli provoca disagio e che non sa come affrontare. Sta all’adulto il compito di ascoltare il bambino, comprendere il suo stato ed attribuirgli un senso (ad es. “hai paura perché sei rimasto da solo nel tuo lettino”). È molto importante che gli adulti riescano ad ascoltare e comprendere gli stati interiori dei propri figli, per riuscire così ad intervenire in modo coerente con i bisogni del bambino. Se penso che mio figlio sia arrabbiato, non mi comporto nello stesso modo di quando penso che sia triste o addolorato.

 

4 – Intervenire per regolare lo stato emotivo del bambino

Quando un bambino prova sentimenti di paura, come nell’esempio precedente, il genitore deve intervenire per fare chiarezza all’interno del piccolo per riportarlo ad uno stato di tranquillità (ad.es. “La mamma se ne era andata un momento in cucina ed ora è tornata e ti coccola un pochino”). L’adulto deve proporre al bambino una risposta speculare e complementare all’emozione che il bambino prova. Risposte confuse genereranno solo confusione. Se il bambino ha paura va fatto sentire protetto e rassicurato, se è arrabbiato va contenuto e aiutato a non trasformare la sua emozione in qualcosa di violento che fa male a chi gli sta accanto. Questo vale anche per bambini più grandi. Probabilmente già saprete che reagire con rabbia al capriccio di un bambino peggiora solo la situazione: bisognerebbe invece rimanere calmi e dimostrare al bambino che mamma e papà sanno placare la sua esplosività. Questo non significa lasciar fare al bambino tutto quello che desidera, ma “semplicemente” rimanere tranquilli e fermi sulle proprie decisioni, senza dimostrarsi nervosi o stanchi. Anche per le emozioni positive, il ruolo del genitore è fondamentale: la felicità per un bambino è tale solo se ha al proprio fianco qualcuno che gli vuole bene e con cui può condividerla.

 

5 – Il bambino riconquista la tranquillità

Quando il bambino, grazie all’intervento dell’adulto, sente che la propria attivazione emotiva si affievolisce e pian piano torna la calma, vive un’esperienza di appagamento che potrà servirgli da guida, in futuro, per autoregolare le proprie emozioni. Genitori tranquilli, positivi, non ansiosi, capaci di rispondere al pianto del bambino in tempi adeguati e selezionando la risposta giusta in grado di fargli conquistare tranquillità e serenità e riportarlo ad uno stato di calma, permetteranno a quel bambino di conquistare una buona regolazione emotiva.

 

Per concludere vorrei che rifletteste su quanto il ruolo di educatore sia carico di responsabilità e quanto da esso dipenda la crescita e la competenza emotiva dei minori. É molto importante che gli adulti accolgano sempre le emozioni dei bambini, senza deriderli o sminuire quello che provano: “Dai asciugati quelle lacrime, un maschio non deve mai piangere”, “Non avrai davvero paura di un clown?!”. Queste frasi rischiano di fare sentire sbagliato il bambino che sta provando certe emozioni e di impedirgli di entrare in contatto con quello che sente, ad esempio tristezza o paura. Non entrando in contatto con l’emozione, il bambino non potrà mai essere in grado di darle un senso e di rielaborarla, passaggi che sono invece indispensabili per diventare bambini e poi adulti emotivamente competenti.

Tutte le emozioni sono fondamentali ed è giusto che ci si senta liberi di sperimentarle e sentirle, questo vale per i bambini, ma certamente anche per noi adulti.

 

Giulia Giampellegrini

Dott.ssa Giulia Giampellegrini Psicoterapeuta-Studio Itaca