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“VIVERE BENE”: Essere felici o contenti?

“VIVERE BENE”: Essere felici o contenti?

Oggi, ovunque, si parla di felicità: letteratura, cinema, televisione, pubblicità, internet trattano continuamente questo tema. Che la felicità sia di moda è un dato di fatto. A oltre duemila anni dalla prima definizione data dai filosofi di questa condizione astratta di estremo benessere, l’aspirazione a raggiungerla è diventata una condizione normale di molti. I film o i manuali di auto-aiuto ci suggeriscono che la felicità è la condizione cui aspirare e non bisognerebbe accontentarsi di nulla di inferiore. Quello che è richiesto sono emozioni estreme, si vuole il massimo. Tuttavia la felicità è destinata a finire, ha una durata nel tempo. Da un punto di vista strettamente biologico la sensazione di gioia dovrebbe assicurare la sopravvivenza. Questa emozione deve però necessariamente esaurirsi, perché se fosse duratura alle persone mancherebbe lo stimolo e il motore per evolversi. La felicità è dunque uno stimolo evolutivo che ci spinge alla crescita e senza il quale rimarremmo sempre fermi allo stesso punto. Tuttavia, paradossalmente, rincorrere la felicità può rendere infelici, poiché può trasformarsi in dipendenza. Apprezzare ciò che la vita ci offre ed esserne contenti, può rappresentare la chiave di volta.

La contentezza o soddisfazione, a prima vista, può sembrare la “sorellastra” meno attraente della felicità. A differenza di questa, tuttavia, è più “affidabile” e “appagante” sul lungo periodo: è una sensazione che perdura nel tempo, meno euforizzante ed esaltante, ma pacata e stabile. Se la felicità si impone in primo piano, la contentezza agisce più che altro sullo sfondo, è più legata alle riflessioni e meno al cuore. È uno “state of mind”, una condizione mentale, vi confluiscono aspettative, ideali, ma anche una sorta di accettazione e buon senso. Ad essere contenti e soddisfatti si può, dunque, imparare. Alla contentezza si può contribuire in prima persona, la si può influenzare a livello consapevole e così facendo si può far sì che aumenti con gli anni. Come fare?

Vediamo insieme quali sono gli “ingredienti” per essere contenti.

  1.   Capacità di legame

Prendersi cura delle relazioni sociali, dimostrare affetto al prossimo e dedicare tempo ad amici e familiari può contribuire ad aumentare il livello di contentezza. Siate, dunque, aperti verso nuove conoscenze e non adottate un atteggiamento scontroso e diffidente, ma guardate piuttosto chi vi circonda con occhio benevolo.

  1.   Altruismo

“Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” recita un famoso detto. Solidarietà, altruismo e amore per il prossimo sono le basi della coesione sociale e favoriscono il benessere personale. È gratificante darsi da fare per gli altri e così facendo si mettono in moto una serie di conseguenze positive a livello interpersonale; ci sentiamo meglio e anche gli altri ci considerano sotto una luce più positiva, il che migliora le nostre relazioni. Quindi approfittate di singole azioni quotidiane per fare del bene, ciò non vuol dire necessariamente impegnarsi in grandi azioni, ma bastano piccole accortezze nei confronti del prossimo come, ad esempio, lasciare il posto a sedere a qualcuno sull’autobus, cedere il proprio posto alla cassa del supermercato, ecc.

  1.   Curiosità

Chi è curioso amplia i propri orizzonti, intraprende attività che lo fanno crescere e sviluppa le sue capacità. Inoltre, chi è curioso è anche maggiormente predisposto a mettere in conto eventuali insuccessi. Fate, dunque, ogni giorno qualcosa di nuovo (ad es. parlate con persone estranee, passeggiate in luoghi a voi sconosciuti, intraprendete un nuovo hobby ecc.). Insomma, apritevi al mondo!

  1.   Apertura mentale

Accettare eventi sgradevoli e mantenersi in armonia con se stessi e il mondo con la consapevolezza che gli eventi negativi possono rivelarsi, più avanti sotto un’altra prospettiva. Come: mantenendosi aperti al cambiamento. Accettate, dunque, l’idea che la vita è anche cambiamento e, quando accade qualcosa di spiacevole, chiedetevi: “A cosa mi servirà?”

  1.   Accettazione

Accettare non solo gli eventi spiacevoli, ma anche le emozioni considerate negative può aiutare una persona a sentirsi meglio. Chi le accetta e le riconosce, infatti, riesce ad affrontare meglio i momenti di sconforto, di tristezza e malinconia e ad esserne persino contento. Le persone non dovrebbero scappare di fronte alle emozioni considerate negative, bensì imparare a gestire l’intero repertorio emotivo. Quando provate emozioni negative non allontanatele, ma tenetele con voi per un momento, “coccolatele” dedicando loro un po’ di tempo. Solo chi vive emozioni opprimenti sperimenta davvero anche gioia e felicità.

  1.   Autoconsapevolezza/autostima

Se non si ha una buona immagine di sé è molto difficile riuscire ad essere contenti. Ripensate a quanto avete realizzato nella vita. La sera ripercorrete quanto di positivo è stato fatto nella giornata e cercate di focalizzarvi ogni giorno su quanto di soddisfacente avete fatto. Scrivetelo per ricordarlo meglio.

  1.   Lasciar andare

Bisogna sapere attuare il distacco non solo da abitudini o da persone a cui si è affezionati, ma anche da sogni e desideri rimasti irrealizzati. Chi riesce a lasciar andare e accetta le separazioni con una certa calma si oppone meno alle avversità della vita ed è più contento.

  1.   Valori e senso

Valori e ideali sono importanti per formulare obiettivi da perseguire. I valori infatti forniscono motivazione. Pensate, dunque, a qualcosa che fate normalmente nella vita di tutti i giorni, ma che non vi piace, chiedetevi perché continuate a farla, se sia utile a qualcosa; in questo modo vi risulterà chiaro il senso delle attività che svolgete e, se non vi è chiaro, forse è il momento giusto per cambiare qualcosa.

  1.   Realismo

Gli obiettivi possono dare grandi soddisfazioni una volta realizzati, tuttavia la vita è fatta anche di fallimenti, ciò è del tutto normale. Chi sa valutare con senso pratico opportunità e rischi senza crearsi eccessive aspettative possiede una maggiore resilienza ed è in grado di affrontare meglio situazioni difficili. Riflettete dunque sui momenti difficili che hanno caratterizzato la vostra vita e cercate di fare una valutazione oggettiva su cosa ha fatto sì che la situazione non volgesse al meglio in un’ottica di apprendimento e non svalutativa.

Concludendo, non siamo fatti per essere felici sempre. I momenti di felicità sono meravigliosi, ma sono appunto momenti ed hanno una durata limitata. Nella vita reale momenti belli si alternano a momenti meno belli e più dolorosi. È solo l’atteggiamento con cui li affrontiamo a fare la differenza: sta, dunque, a noi considerare la nostra esistenza più bella che brutta ed esserne soddisfatti.

 

Elisa Piovani

Dott.ssa Elisa Piovani- Psicoterapeuta- Studio Itaca