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Negli ultimi anni l’attenzione alle emozioni dei bambini e ai loro vissuti, nelle famiglie, ha acquisito sempre maggiore importanza. Si tratta di un cambiamento per molti aspetti positivo poiché rende gli adulti più sensibili alle esigenze dei bimbi, tale attenzione porta però sovente, come conseguenza,  i genitori a cercare di evitare il più possibile ai figli emozioni negative. Allo scopo di non creare disagio nei loro figli, molti adulti scelgono di non dire dei no per evitare le reazioni considerate negative, come ad esempio possono essere il pianto e la rabbia dei figli. Questo atteggiamento di condiscendenza è più marcato nei confronti dei bambini piccoli che sono ritenuti troppo immaturi e per questo si pensa che i divieti non possano avere nessuna valenza positiva. Si tende così a rimandare i divieti e i no alla scuola primaria o all’adolescenza.

Ogni genitore si è trovato o si troverà a porsi domande quali: “ in che modo posso insegnare a mio figlio ad essere prudente con gli estranei e al contempo a non avere paura di loro? I miei figli sono in grado di badare a se stessi?”. Dietro questi interrogativi si celano preoccupazioni legate ad un tema di fondamentale importanza quale l'abuso all'infanzia.

Per il senso comune una coppia di coniugi non è ancora sufficiente a costituire una “famiglia”. Questa infatti è ritenuta tale solo quando ci sono dei figli. Lo scopo essenziale del matrimonio, sempre secondo il senso comune, è quello procreativo. Anche in recenti indagini è emerso che per la maggioranza delle coppie avere un figlio è un’esperienza molto importante e solo una minoranza sembrerebbe disposta a non averne. Ciò che cambia oggi, ed è cambiato nel corso del tempo, passando dalla società tradizionale a quella moderna, fino a quella contemporanea, è il significato che assume il “mettere al mondo dei figli”.