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Quando nasce una coppia si incontrano due individui ben distinti, che provengono da mondi,  abitudini, storie e famiglie differenti. Nello stesso tempo, da quando inizia una frequentazione prendono forma abitudini, modalità, idee, progetti che riguardano la coppia, come se questa fosse a sua volta un “terzo elemento”: il NOI. Il Noi della coppia da quando si costituisce è formato da un'area comune, che esiste perché esistono i due partner, ed è qualitativamente differente dalle due singole individualità. Non è un IO, non è un TU, ma appunto è un NOI. Questo Noi si arricchisce costantemente di esperienze (ricordi, avvenimenti, strategie, abitudini, passioni, progetti) che vanno a costituire il PATRIMONIO della coppia. Tanto più tempo la coppia sta insieme, tanto più il patrimonio cresce e si arricchisce.

Oggigiorno la parola “narciso” o “narcisista” è ormai sulla bocca di tutti. Il narcisismo è un meccanismo sano di sopravvivenza e anche una descrizione di personalità usata e abusata che tende a non rendere appieno la varietà e le sfaccettature delle persone reali. Ma chi è il narcisista? L’uomo narciso è brillante ed intelligente, ama salire in cattedra ed essere ascoltato, è molto sicuro di sé. È divertente, spesso trasgressivo e mai banale. Ha bisogno di essere al centro dell’attenzione, di continue conferme, di essere eccezionale sempre; cerca emozioni costanti e forti e ne ha necessità.

Tutte le coppie, che amiamo descrivere come piante bisognose di cure ed attenzioni, hanno bisogno di nuovi stimoli che aprano la mente a nuovi percorsi e nuovi modi di pensare. Giocare con il partner e cimentarsi in attività originali e divertenti è di grande aiuto nel mantenere in buona forma la relazione di coppia, come dice Umberta Telfner in “La Manutenzione dell’Amore” (2015). Vediamo insieme alcuni degli esercizi proposti dall’autrice e con i quali potete cimentarvi.

Per interocezione si intende la capacità di riconoscere gli stimoli e le sensazioni inviati dal corpo. È la competenza di abitare e capire il nostro “involucro”, così ricco di connessioni, recettori, cellule e tessuti che ci inviano i messaggi più svariati, ma che non sempre ascoltiamo. Il nostro corpo produce ogni giorno migliaia di sensazioni: alcune piacevoli, altre spiacevoli, la maggior parte inascoltate.

C’erano due giovani sorelle. Una era magra, con capelli scuri, vivace. L’altra era graziosa e delicata. Dorothy aveva forza. Edna aveva una bella voce che ossessionava la gente, e voleva fare l’attrice. Anaìs Nin Negli ultimi decenni, in tutto il mondo occidentale, ma in particolar modo in Italia, il numero delle famiglie con più figli si è progressivamente ridotto e i figli unici sono diventati sempre più numerosi. Nonostante ciò, il tema della “fratellanza” continua a rivestire una grande importanza. Tra le domande sull’argomento, una si impone su tutte: perché i fratelli sono, nella maggior parte dei casi, così diversi tra loro al punto da far dire a volte la frase: “Eppure sono della stessa famiglia!”. Questa domanda sottende l’implicita convinzione che, poiché nati dagli stessi genitori, i fratelli dovrebbero assomigliarsi, ma tale convinzione risulta essere un’affermazione semplicistica.

La fine delle vacanze, la vita che riprende ritmi frenetici tra lavoro e famiglia, nuovi progetti a cui dare inizio, sono solo alcune delle situazioni (che ognuno di noi ha vissuto) che spesso provocano un incremento dello stress per un breve periodo. Ma che cos'è lo stress? É normale provarlo?

Quello tra fratelli è un rapporto profondo e difficile da spiegare a parole. Condividere la vita giorno dopo giorno, e crescere insieme, è un’esperienza unica ma certo non esente da conflitti e difficoltà. La gelosia è un fenomeno praticamente inevitabile all’interno di una famiglia, e la gelosia tra fratelli - nello specifico -  è un normale sentimento che alla maggior parte delle persone è capitato di provare.

In una famiglia con più fratelli, ogni bambino può essere geloso di un altro, ma la causa più frequente e comune è la nascita di un fratellino. Il bambino che è venuto prima in una famiglia, sovente, mal sopporta il secondo o il terzo arrivato, e lo fa capire a modo suo, con tipici scatti di gelosia.

I Media sono pieni di articoli od immagini che forniscono consigli su come fare del “buon” sesso, come fare impazzire il proprio partner a letto, sui trucchi che si possono utilizzare per sorprenderlo o su quali siano i migliori sex toys sul mercato. Alcuni spunti sono sicuramente molto interessanti e possono fornire un valido supporto per sperimentarsi e per rendere il sesso “piccante” e appagante, ma prima ancora di seguire queste strategie, occorrerebbe farsi una domanda fondamentale: “Siamo davvero nel nostro corpo quando facciamo sesso?” Se la risposta è negativa, non c’è suggerimento piccante che tenga, poiché se mentre si sta facendo l’amore si inizia a pensare alla riunione del giorno seguente, alla lavatrice da fare o alla cena di domani è molto difficile che si possa godere appieno dell’esperienza che si sta vivendo. Per non parlare poi di quei pensieri legati alla performance, all’aspetto fisico, alle aspettative legate al raggiungimento dell’orgasmo, che trasformano il sesso in una esperienza altamente ansiogena invece che di puro piacere.

Tristezza, paura, ansia, rabbia sono emozioni che tendenzialmente cerchiamo di tenere a distanza. Solitamente quando emergono emozioni spiacevoli ci “irrigidiamo”, i nostri muscoli si tendono e si contraggono; è come se cercassimo di spremere queste emozioni fuori da noi, di spingerle fuori dal nostro corpo con l’intento di liberarcene. Ma siamo sicuri che questa sia davvero la strategia giusta? Le emozioni spiacevoli fanno parte di noi tanto quanto le emozioni piacevoli e per questo occorre imparare a conviverci senza contrastarle, poiché “lottare” contro di esse è un po’ come lottare contro una parte di noi. Come fare?