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Negli ultimi anni parlare di emozioni è sempre meno considerato un “tabù”, tuttavia c’è ancora un’emozione di cui si fatica a parlarle e con la quale si ha difficoltà ad entrare in contatto e prendere dimestichezza: la rabbia.

Addentrarsi in un argomento di così vasta portata comporta muoversi a piccoli passi. Innanzitutto è necessario approfondire il significato delle parole che utilizziamo, perché il linguaggio non è solo l’espressione di ciò che pensiamo, ma costituisce anche ciò che facciamo e come lo facciamo. Iniziamo dando una definizione di cura. Secondo i dizionari classici di etimologia il termine deriva dalla sua forma più antica in latino: si scriveva coera ed era usata in un contesto di relazioni di amore e di amicizia. Esprimeva l'atteggiamento di premura, vigilanza, preoccupazione e inquietudine nei confronti di una persona amata o di un oggetto di valore. Cura significa allora: premura, sollecitudine, diligenza, zelo, attenzione, delicatezza.

Uno studio pubblicato su Psychological Bullettin nel 2018 sottolinea come i livelli di perfezionismo siano significativamente incrementati nei giovani, da 30 anni ad oggi. Il perfezionismo, nonostante numerose persone la pensino diversamente, in realtà è un difetto ed è strettamente connesso con alti livelli di ansia e depressione (O. Burkeman 2018).

Quando nasce una coppia si incontrano due individui ben distinti, che provengono da mondi,  abitudini, storie e famiglie differenti. Nello stesso tempo, da quando inizia una frequentazione prendono forma abitudini, modalità, idee, progetti che riguardano la coppia, come se questa fosse a sua volta un “terzo elemento”: il NOI. Il Noi della coppia da quando si costituisce è formato da un'area comune, che esiste perché esistono i due partner, ed è qualitativamente differente dalle due singole individualità. Non è un IO, non è un TU, ma appunto è un NOI. Questo Noi si arricchisce costantemente di esperienze (ricordi, avvenimenti, strategie, abitudini, passioni, progetti) che vanno a costituire il PATRIMONIO della coppia. Tanto più tempo la coppia sta insieme, tanto più il patrimonio cresce e si arricchisce.

Oggigiorno la parola “narciso” o “narcisista” è ormai sulla bocca di tutti. Il narcisismo è un meccanismo sano di sopravvivenza e anche una descrizione di personalità usata e abusata che tende a non rendere appieno la varietà e le sfaccettature delle persone reali. Ma chi è il narcisista? L’uomo narciso è brillante ed intelligente, ama salire in cattedra ed essere ascoltato, è molto sicuro di sé. È divertente, spesso trasgressivo e mai banale. Ha bisogno di essere al centro dell’attenzione, di continue conferme, di essere eccezionale sempre; cerca emozioni costanti e forti e ne ha necessità.

Tutte le coppie, che amiamo descrivere come piante bisognose di cure ed attenzioni, hanno bisogno di nuovi stimoli che aprano la mente a nuovi percorsi e nuovi modi di pensare. Giocare con il partner e cimentarsi in attività originali e divertenti è di grande aiuto nel mantenere in buona forma la relazione di coppia, come dice Umberta Telfner in “La Manutenzione dell’Amore” (2015). Vediamo insieme alcuni degli esercizi proposti dall’autrice e con i quali potete cimentarvi.

Per interocezione si intende la capacità di riconoscere gli stimoli e le sensazioni inviati dal corpo. È la competenza di abitare e capire il nostro “involucro”, così ricco di connessioni, recettori, cellule e tessuti che ci inviano i messaggi più svariati, ma che non sempre ascoltiamo. Il nostro corpo produce ogni giorno migliaia di sensazioni: alcune piacevoli, altre spiacevoli, la maggior parte inascoltate.