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Una raccolta di articoli che affrontano tematiche legate a: Famiglia, Figli, Crisi nella Coppia, Educazione, Sentimenti, Lavoro e molto altro.

Per interocezione si intende la capacità di riconoscere gli stimoli e le sensazioni inviati dal corpo. È la competenza di abitare e capire il nostro “involucro”, così ricco di connessioni, recettori, cellule e tessuti che ci inviano i messaggi più svariati, ma che non sempre ascoltiamo. Il nostro corpo produce ogni giorno migliaia di sensazioni: alcune piacevoli, altre spiacevoli, la maggior parte inascoltate.

C’erano due giovani sorelle. Una era magra, con capelli scuri, vivace. L’altra era graziosa e delicata. Dorothy aveva forza. Edna aveva una bella voce che ossessionava la gente, e voleva fare l’attrice. Anaìs Nin Negli ultimi decenni, in tutto il mondo occidentale, ma in particolar modo in Italia, il numero delle famiglie con più figli si è progressivamente ridotto e i figli unici sono diventati sempre più numerosi. Nonostante ciò, il tema della “fratellanza” continua a rivestire una grande importanza. Tra le domande sull’argomento, una si impone su tutte: perché i fratelli sono, nella maggior parte dei casi, così diversi tra loro al punto da far dire a volte la frase: “Eppure sono della stessa famiglia!”. Questa domanda sottende l’implicita convinzione che, poiché nati dagli stessi genitori, i fratelli dovrebbero assomigliarsi, ma tale convinzione risulta essere un’affermazione semplicistica.

La fine delle vacanze, la vita che riprende ritmi frenetici tra lavoro e famiglia, nuovi progetti a cui dare inizio, sono solo alcune delle situazioni (che ognuno di noi ha vissuto) che spesso provocano un incremento dello stress per un breve periodo. Ma che cos'è lo stress? É normale provarlo?

Quello tra fratelli è un rapporto profondo e difficile da spiegare a parole. Condividere la vita giorno dopo giorno, e crescere insieme, è un’esperienza unica ma certo non esente da conflitti e difficoltà. La gelosia è un fenomeno praticamente inevitabile all’interno di una famiglia, e la gelosia tra fratelli - nello specifico -  è un normale sentimento che alla maggior parte delle persone è capitato di provare.

In una famiglia con più fratelli, ogni bambino può essere geloso di un altro, ma la causa più frequente e comune è la nascita di un fratellino. Il bambino che è venuto prima in una famiglia, sovente, mal sopporta il secondo o il terzo arrivato, e lo fa capire a modo suo, con tipici scatti di gelosia.

I Media sono pieni di articoli od immagini che forniscono consigli su come fare del “buon” sesso, come fare impazzire il proprio partner a letto, sui trucchi che si possono utilizzare per sorprenderlo o su quali siano i migliori sex toys sul mercato. Alcuni spunti sono sicuramente molto interessanti e possono fornire un valido supporto per sperimentarsi e per rendere il sesso “piccante” e appagante, ma prima ancora di seguire queste strategie, occorrerebbe farsi una domanda fondamentale: “Siamo davvero nel nostro corpo quando facciamo sesso?” Se la risposta è negativa, non c’è suggerimento piccante che tenga, poiché se mentre si sta facendo l’amore si inizia a pensare alla riunione del giorno seguente, alla lavatrice da fare o alla cena di domani è molto difficile che si possa godere appieno dell’esperienza che si sta vivendo. Per non parlare poi di quei pensieri legati alla performance, all’aspetto fisico, alle aspettative legate al raggiungimento dell’orgasmo, che trasformano il sesso in una esperienza altamente ansiogena invece che di puro piacere.

Tristezza, paura, ansia, rabbia sono emozioni che tendenzialmente cerchiamo di tenere a distanza. Solitamente quando emergono emozioni spiacevoli ci “irrigidiamo”, i nostri muscoli si tendono e si contraggono; è come se cercassimo di spremere queste emozioni fuori da noi, di spingerle fuori dal nostro corpo con l’intento di liberarcene. Ma siamo sicuri che questa sia davvero la strategia giusta? Le emozioni spiacevoli fanno parte di noi tanto quanto le emozioni piacevoli e per questo occorre imparare a conviverci senza contrastarle, poiché “lottare” contro di esse è un po’ come lottare contro una parte di noi. Come fare?

Non solo droghe, alcol e fumo. Nel già nutrito elenco delle dipendenze patologiche, oggi possiamo aggiungere anche la “ludopatia” e tutte le nuove forme di web-addiction. Fenomeni troppo spesso sottovalutati e che invece rasentano un vero e proprio allarme sociale. Secondo i dati dei Monopoli di Stato rielaborati dall'Associazione per lo studio del gioco d'azzardo, gli italiani nel 2017 hanno speso complessivamente, tra slot machine, gratta e vinci e gaming online, oltre 100 miliardi di euro. La ludopatia (meglio definita come dipendenza da gioco d’azzardo patologico , spesso indicato come GAP) è un disturbo del comportamento che l’Associazione Psichiatrica Americana (APA, American Psychiatric Association) ha inserito nei Disturbi correlati a sostanza e disturbi da addiction.

In ogni famiglia arriva il momento in cui si deve fare i conti con la maggiore autonomia del figlio, con il suo bisogno di esplorare il mondo che lo circonda e di relazionarsi con gli amichetti: di conseguenza si presenta anche la necessità dei genitori di fissare nuovi limiti e regole. Solitamente questo periodo inizia intorno ai due anni, quando i piccoli hanno imparato a correre e saltare e si sono affacciati sul mondo della comunicazione verbale, possedendo già un piccolo vocabolario che permette loro di farsi capire e spiegare i propri bisogni. Perché è importante che i genitori stabiliscano regole e limiti?

Attraverso il corpo facciamo esperienza del mondo, entriamo in relazione, conosciamo ed esprimiamo emozioni. Attraverso i gesti e le posture il nostro corpo “esprime”; attraverso sensazioni di dolore o di piacere il nostro corpo “sente”: in altre parole il corpo è un tutt’uno con ciò che noi siamo, pensiamo e sentiamo. Attraverso il nostro corpo comunichiamo continuamente, anche quando crediamo di non comunicare affatto. Comunichiamo verso l’esterno – più e meno consapevolmente – ma comunichiamo anche e soprattutto verso “l’interno”: il nostro corpo ci invia costantemente infiniti segnali relativi al nostro “essere”.

Il termine Ghosting (letteralmente “diventare un fantasma”) si riferisce ad una modalità di porre fine ad una relazione amorosa caratterizzata dall’improvvisa sparizione di chi decide di porre fine al rapporto, senza nemmeno un addio. Questa pratica interessa sia uomini che donne, sia relazioni passeggere e non esclusive sia storie d’amore lunghe e serie, e la sempre maggiore espansione pare essere direttamente legata alla continua maggiore diffusione dei mezzi digitali nelle nostre vite. Circa il 50% degli uomini e delle donne ha sperimentato almeno una volta nella vita l’esperienza di “ghoster” (cioè di sparire per lasciare il proprio partner) o di “ghosting” (quindi di trovarsi improvvisamente senza più notizie del partner).

Negli ultimi anni l’attenzione alle emozioni dei bambini e ai loro vissuti, nelle famiglie, ha acquisito sempre maggiore importanza. Si tratta di un cambiamento per molti aspetti positivo poiché rende gli adulti più sensibili alle esigenze dei bimbi, tale attenzione porta però sovente, come conseguenza,  i genitori a cercare di evitare il più possibile ai figli emozioni negative. Allo scopo di non creare disagio nei loro figli, molti adulti scelgono di non dire dei no per evitare le reazioni considerate negative, come ad esempio possono essere il pianto e la rabbia dei figli. Questo atteggiamento di condiscendenza è più marcato nei confronti dei bambini piccoli che sono ritenuti troppo immaturi e per questo si pensa che i divieti non possano avere nessuna valenza positiva. Si tende così a rimandare i divieti e i no alla scuola primaria o all’adolescenza.

La rabbia è un’emozione intensa che è connessa alla percezione di essere stati danneggiati, trattati ingiustamente, alla credenza che importanti regole o aspettative di comportamento siano state violate. Ognuno di noi prova, con modalità e frequenza differente, questa emozione. La collera, se moderata e proporzionata alla situazione, è un’emozione che ci permette di attivarci, renderci intraprendenti e serve per regolare le relazioni con gli altri in modo da non sentirsi sopraffatti. Il modo in cui ci arrabbiamo dipende molto dal significato che noi diamo all’evento

Quanti pensieri facciamo durante una giornata? Di quanti siamo consapevoli? Li ricordiamo tutti? La nostra mente, per suo naturale funzionamento è costantemente impegnata in ragionamenti, confronti, ricordi, progetti, una produzione continua che si manifesta sotto forma di parole, immagini, emozioni. In alcuni momenti questi pensieri possono diventare talmente fastidiosi e talvolta dolorosi che vorremmo scollegare la testa per trovare un po’ di pace.

Il termine resilienza, molto utilizzato in psicologia, deriva dal latino resilio, che letteralmente significa “rimbalzare” e in senso figurato “non essere toccati da qualcosa”. Quando si parla di resilienza ci si riferisce ad una capacità delle persone di “resistere agli urti”, di essere flessibili e in grado di adattarsi ai cambiamenti. A differenza di ciò che si potrebbe erroneamente pensare, non c'è un gene della resilienza, ma è un'abilità che si conquista con fatica e impegno, come scrive S. Tisseron (2003, 2007), è una sorta di “lotta per la vita”

Tutti parlano di amicizia, tutti pensano di conoscerne il significato. In realtà il legame amicale è molto più complesso e profondo di quanto in generale si possa immaginare. Basti pensare che non esistono moltissimi studi psicologici su questo tema, tradizionalmente gli ambiti più indagati sull’affettività umana sono quelli delle relazioni familiari e di coppia oppure dei rapporti fra pari nell’età adolescenziale. Eppure l’amicizia riveste un ruolo fondamentale in tutto l’arco della vita, a cambiare sono semplicemente i valori e i significati ad essa associati.

Diventare mamma e papà è un’esperienza meravigliosa, che apre la mente e il cuore. Tuttavia la transizione alla genitorialità rappresenta un momento di incertezza, caratterizzato da un innalzamento dei livelli di ansia e stress, si può quindi ipotizzare che mamma e papà sentano un aumentato bisogno di protezione, sostegno e conforto. L’arrivo di un bambino mette alla prova il benessere della coppia, specialmente se si tratta del primo figlio: gli equilibri e le routine devono fare spazio al nuovo arrivato. Le numerose modificazioni fisiche, psicologiche e relazionali comportano una necessaria riorganizzazione, non solo del mondo esterno, ma anche del mondo psichico interno delle persone coinvolte. Proprio per questo motivo, quando all’interno di una famiglia arriva un figlio, è molto importante avere un occhio di riguardo per i papà,

Etimologicamente il termine solitudine rimanda alla parola “separare” composta da “se” e “parare”. La prima indica “divisione”, la seconda “parto”. Il termine solitudine rimanda quindi alla separazione del nascituro dalla madre, con la conseguente perdita di uno stato particolare. Ma cosa è la solitudine dal punto di vista psicologico? Sicuramente un sentimento molto naturale, costitutivo della condizione umana. Passiamo la gran parte della nostra vita a temere ed evitare la solitudine, tipicamente connotata – nel senso comune – come esperienza negativa e dolorosa.

Terminare la propria carriera lavorativa è stato spesso rappresentato come la fine di un capitolo della storia personale che per alcuni è stata molto ricca e appagante, al punto da cercare di procrastinarla il più a lungo possibile, mentre per altri si è rilevata deludente e sopportata con grande fatica, al punto da volersene staccare al più presto. Nonostante la diversità delle storie lavorative personali, la fine della carriera professionale resta nell’immaginario collettivo  un evento conclusivo che assimilerebbe tutti i lavoratori. In realtà l’esperienza del pensionamento non è uguale per tutti, sia per il diverso passato di soddisfazioni o frustrazioni sia per le diverse prospettive future – di solo riposo o anche di attivazione di nuovi impegni- che si possono aprire. Come in tutte le transizioni psico-sociali, la condizione soggettiva del pensionato dopo il passaggio può essere migliore o peggiore, ciò che consente di vivere al meglio tale esperienza è la capacità di adattamento individuale che consente di accettare di essere ex (lavoratori) e di trovare nuovi oggetti di investimento cognitivo ed affettivo.

Le nuove tecnologie hanno contribuito a migliorare la nostra vita privata e anche quella professionale, permettendoci di rimanere in contatto con persone che vivono lontano da noi e di accedere ad una serie di servizi che vent'anni fa non potevamo nemmeno immaginare. Tuttavia queste innovazioni portano con sé anche degli aspetti negativi, causati dall'uso improprio delle stesse: il cyberbullismo ne è un esempio. Il cyberbullismo è una tipologia di bullismo, attuata attraverso mezzi tecnologici

Per autostima intendiamo la valutazione che ognuno di noi dà di se stesso. All’interno di questa valutazione ritroviamo: la soddisfazione per noi stessi, la consapevolezza del nostro valore e la fiducia nella capacità di poter svolgere un determinato compito.

Quando stimiamo noi stessi non mettiamo in discussione la nostra importanza e le nostre capacità, non proviamo eccessivi timori nell’ intraprendere attività nuove e difficili, siamo tendenzialmente ottimisti e sicuri di poter attingere alle nostre risorse. Le situazioni difficili non sono percepite come barriere, ma come sfide stimolanti che generano energia e voglia di fare.

Con il termine cosleeping -letteralmente dormire insieme- si fa riferimento a tutte quelle situazioni in cui il bambino dorme insieme alla madre o ad entrambi i genitori. Sono in molti i genitori che scelgono di far dormire il proprio figlio nel lettone. Tra questi, alcuni lo fanno “per disperazione” perché troppo stanchi di lottare con il proprio bambino per convincerlo a dormire nel proprio lettino; altri, invece, fanno questa scelta consapevolmente, perché amano dormire a contatto con i propri figli. Il bisogno di contatto fisico e, quindi anche di cosleeping, da parte dei bambini è del tutto normale nei primi anni di vita. Esso infatti fa parte dei comportamenti di attaccamento che permettono di creare un legame di vicinanza tra il bambino e la figura di riferimento: i bimbi, dormendo vicino ai genitori, si sentono sicuri e protetti. Tale vicinanza, inoltre, sembra favorire lo sviluppo di vari sistemi di regolazione (la temperatura corporea, la glicemia, le difese immunitarie, la produzione di ormoni ecc.); alcuni studiosi parlano del sonno condiviso nel lettone come di una vera e propria necessità fisiologica dei bambini. Ma quando il cosleeping è praticato oltre una certa età, che potremmo indicare intorno ai 4 anni, può avere delle conseguenze sullo sviluppo psicologico del bambino?

Ci sono alcuni eventi nella vita di una donna che fungono da porta d’ingresso per una nuova fase: il passaggio all’adolescenza, la maternità e anche la menopausa ne sono un esempio.

Il legame tra fratelli è, almeno da un punto di vista biologico e familiare, imprescindibile. Fratelli si nasce, si è e si resta. Mentre, dal punto di vista relazionale, parliamo di una dinamica ben più complessa, che risente di moltissime variabili: il contesto familiare, le caratteristiche personali, il sesso e l’ordine di nascita solo per citarne alcune.

Cosa significa oggi essere coppia? Molti di noi sono cresciuti con idee pseudo-romantiche e sognanti sull’Amore che descrivono la coppia come due cuori che si incontrano, non si sa per quale misteriosa ragione, si amano e vivono per sempre felici e contenti, come nelle favole, appunto. Idee queste, che poi si scontrano brutalmente con la realtà in cui, invece, ci si rende conto che per far si che una coppia funzioni e duri nel tempo, è necessario impegno e dedizione.

A chi non è mai capitato, in pieno giorno, di “sentire bussare” improvvisamente l'immagine di un sogno che non ricordava?! A chi non è capitato di fantasticare sul proprio futuro arredando la fantasia di dettagli e contenuti così reali da farlo sembrare vero?! O addirittura, se malauguratamente si è appena stati lasciati dal proprio partner, può esserci capitato di sentire la sua voce, chiara e limpida, che ci saluta quando varchiamo la soglia di casa. L' imagery consiste in “contenuti mentali che possiedono qualità sensoriali” (Horowitz, 1970), possono essere immagini vere e proprie o fantasie, sogni, incubi o sogni ad occhi aperti, ricordi intrusivi, allucinazioni o sensazioni fisiche. L'imagery può essere esperita attraverso ogni canale sensoriale,

Come nasce il tentativo di dare significato ai sogni? Di notte ognuno di noi prova l’ esperienza comune del “sognare”: nella nostra vita facciamo molti sogni e quando ne ricordiamo uno, a volte ci sembra assurdo e senza significato. Alcuni sogni li dimentichiamo già dopo il caffè, altri li teniamo a mente per lunghissimo tempo, chiedendoci il loro significato o messaggio nascosto. Alcuni sono inquietanti e ci spaventano, altri ci appaiono semplicemente strani o insignificanti.

L’esperienza della separazione coniugale e del divorzio, nel nostro Paese, interessa un numero sempre maggiore di persone. L’ISTAT ci informa che ogni anno in Italia si separano più di centomila coppie e più di cinquantamila divorziano. Negli ultimi decenni questi dati sono più che raddoppiati e oggi riguardano più di un terzo dei matrimoni. La rottura del matrimonio può essere un momento liberatorio che conclude una relazione infelice e dare il via ad un percorso di rinnovamento positivo della vita degli individui, ma molto spesso può lasciare delle ferite nelle condizioni di vita e nella psiche, da cui può risultare difficile risollevarsi. Infatti i legami familiari su cui le persone che si trovano ad affrontare tale esperienza hanno fondato il loro sentimento, il proprio progetto di vita e le proprie condizioni materiali si alterano fino a spezzarsi. Tutte le aree della vita dell’individuo sono travolte e devono essere riorganizzate: gli aspetti materiali, le condizioni economiche, l’organizzazione del tempo di vita, l’immagine sociale, la rete relazionale, i rapporti con la famiglia d’origine fino al senso dell’identità personale. Dunque, la presenza di più fattori di stress, cambiamenti radicali e perdite che interessano tanti diversi aspetti della vita delle persone fanno del divorzio un evento stressante assimilabile al lutto, e, proprio come un lutto nel senso stretto del termine, attraversa delle fasi di un processo emotivo, le stesse si possono riscontrare anche nel divorzio. Vediamole insieme.

  Perché sogniamo? Ogni notte nei nostri sogni si mescolano fantasia, logica e incongruenza. La vita onirica è da sempre fonte di ispirazione, osservazione e curiosità per tutti. Hanno provato a spiegare i sogni indovini, maestri spirituali, filosofi, psicanalisti e neuro scienziati. Ad oggi il sogno - fenomeno indiscutibilmente biologico oltre che psichico - resta avvolto da un  alone di mistero, nonostante le ormai innumerevoli teorie e ricerche scientifiche.

L’universo femminile è, da sempre, considerato un mondo a parte, nettamente più complicato di quello maschile da molti punti di vista e ciò si evidenzia anche in ambito sentimentale. Infatti quando le donne parlano di sentimenti, anche quelle che potremmo ritenere più colte ed intelligenti, riescono a produrre “complicazioni” e di solito non è così semplice riuscire a farle ragionare e distoglierle dall’evanescenza analitica dei sentimenti e riportarle a una pragmatica concretezza. Ciò le spinge - nella maggior parte dei casi - a lamentarsi spesso delle proprie insoddisfazioni sentimentali a differenza degli uomini che, raramente, sentono di dispiacersi delle proprie delusioni amorose (almeno pubblicamente). Inoltre, essendo le donne più inclini all’autocritica rispetto agli uomini, in qualsiasi tentativo di risoluzione, rappresentano la parte più collaborativa e disponibile al cambiamento, poiché si mettono continuamente in discussione, mentre gli uomini lo fanno molto meno. Ecco perché questo articolo è dedicato a loro, non perché siano le uniche a “sbagliare” in amore, ma semplicemente perché sono quelle maggiormente disposte ad analizzare i loro sbagli e a lavorare per il cambiamento costruttivo. Ma quali sono allora gli “errori” più comuni che le donne fanno in amore?

Internet è un mondo affascinate, dove i ragazzi possono conoscere persone, informarsi su ciò che succede nel mondo, imparare e approfondire argomenti che li incuriosiscono. Tuttavia gli adulti sono spesso preoccupati per i rischi che i loro figli possono correre sul web e temono di non essere in grado di proteggerli. A peggiorare questa sensazione di pericolo, incide anche la scarsa conoscenza che gli adulti stessi hanno delle nuove tecnologie e della costellazione di siti, programmi e applicazioni che le caratterizzano. La maggior parte dei genitori non sono esperti di “navigazione” o quanto meno non lo sono tanto quanto i loro figli, ma questo non è importante: l'importante è parlare di quello che i bambini fanno quando sono connessi, insegnando loro le regole da seguire.

E il mare concederà ad ogni uomo nuove speranze,

come il sonno porta i sogni.

(Cristoforo Colombo)

  A chi non è successo – in alcuni momenti della vita - di trascorrere qualche notte senza riuscire a dormire o di alzarsi la mattina pensando “come ho dormito male”? È esperienza concreta, frequente e comune, la percezione di un sonno disturbato, strano o scarsamente ristoratore. Partendo dal presupposto che il sonno è una funzione biologica elementare, che occupa circa un terzo della nostra vita e che è fondamentale per il benessere del nostro organismo, tutte le volte che “dormiamo male” a risentirne è sia il nostro stato fisico che il nostro stato umorale e psicologico.

Oggi, ovunque, si parla di felicità: letteratura, cinema, televisione, pubblicità, internet trattano continuamente questo tema. Che la felicità sia di moda è un dato di fatto. A oltre duemila anni dalla prima definizione data dai filosofi di questa condizione astratta di estremo benessere, l’aspirazione a raggiungerla è diventata una condizione normale di molti. I film o i manuali di auto-aiuto ci suggeriscono che la felicità è la condizione cui aspirare e non bisognerebbe accontentarsi di nulla di inferiore. Quello che è richiesto sono emozioni estreme, si vuole il massimo. Tuttavia la felicità è destinata a finire, ha una durata nel tempo. Da un punto di vista strettamente biologico la sensazione di gioia dovrebbe assicurare la sopravvivenza. Questa emozione deve però necessariamente esaurirsi, perché se fosse duratura alle persone mancherebbe lo stimolo e il motore per evolversi. La felicità è dunque uno stimolo evolutivo che ci spinge alla crescita e senza il quale rimarremmo sempre fermi allo stesso punto. Tuttavia, paradossalmente, rincorrere la felicità può rendere infelici, poiché può trasformarsi in dipendenza. Apprezzare ciò che la vita ci offre ed esserne contenti, può rappresentare la chiave di volta.

Le emozioni sono componenti fondamentali e naturali di ogni essere vivente, non devono essere eliminate o controllate. La manifestazione di un'emozione, anche uno scoppio d'ira o un profondo momento di tristezza, ha sempre un significato, ci segnala che qualcosa sta accadendo nella nostra vita e che dovremmo prestarle ascolto. Cercare di fare finta di nulla o di soffocare i nostri sentimenti è controproducente.

La paura è una delle emozioni più comuni, addirittura primordiale. Da quando esiste l'uomo la paura ha sempre permesso di “sentire” un pericolo concreto e di “mettersi in salvo”. Oggi è molto più diffusa di quanto non sembri, ma le cause si sono spostate per lo più da situazioni di reale minaccia ad una infinita varietà di aspetti, più o meno evidenti, più o meno sommersi.

Lasciare, lasciarsi, farsi lasciare, avere voglia di lasciare e non riuscirci, avere paura di essere lasciati... Le ragioni per stare male in amore possono essere molteplici, ma l’esperienza di essere lasciati è, senza dubbio, la più estrema. Si fa i conti con l’abbandono e con un senso di vuoto che ne consegue.  Cosa succede, dunque, dopo essere stati lasciati? Quali sono le emozioni, le azioni, i pensieri più frequenti e comuni conseguenti ad un abbandono. Proveremo a vederlo insieme in questo articolo.

Ogni genitore si è trovato o si troverà a porsi domande quali: “ in che modo posso insegnare a mio figlio ad essere prudente con gli estranei e al contempo a non avere paura di loro? I miei figli sono in grado di badare a se stessi?”. Dietro questi interrogativi si celano preoccupazioni legate ad un tema di fondamentale importanza quale l'abuso all'infanzia.

Gli esseri umani provano emozioni. Anche gli animali più complessi, come ad esempio i mammiferi, provano emozioni. La presenza di emozioni quindi sembra essere direttamente proporzionale alla complessità di un essere vivente. Le formiche o le api ad esempio non hanno bisogno di emozioni per organizzare in modo efficace tutta la loro vita. Ma come potrebbe una gatta allevare in modo efficace i suoi cuccioli in assenza di emozioni? Per questo animale è fondamentale provare paura, per mettere in moto la difesa dei cuccioli, piuttosto che essere paziente per permettere l’allattamento. Le emozioni quindi consentono agli esseri umani e agli animali complessi una serie di esperienze di fondamentale importanza.

Recentemente sta sempre più prendendo piede una nuova forma relazionale “ibrida”, a metà tra la relazione sentimentale e quella amicale, gli inglesi la definiscono “friendship with benefits”, in Italia la definiamo “amicizia di letto”. Ma cosa si intende esattamente con questo termine? Diffusa soprattutto nella fascia di età tra i venti e i quarantacinque anni, l’ “amicizia di letto” allude a un cambiamento abbastanza radicale nella nostra vita affettiva: dichiarandosi amiche, infatti, le persone coinvolte non si sentono obbligate all’esclusiva, né si aspettano alcun impegno sentimentale tipico di una coppia tradizionale, nello stesso tempo, come in un rapporto di coppia a tutti gli effetti, l’attività sessuale tra i partner è frequente.

Paura. Tutti noi proviamo e abbiamo provato questa emozione, in situazioni molto diverse tra loro, sia quando eravamo bambini che in età adulta. Quando a provarla sono però i nostri figli è come se all’improvviso ci sembrasse sbagliato. “Sono così piccoli...dobbiamo proteggerli”. La vita dei più piccoli, intorno ai 3-4 anni inizia a colorarsi di piccole e grandi paure.

Quando pensiamo all’arrivo di un bambino ognuno di noi immagina una nuova famiglia che nasce, ma nello stesso tempo pensa alla grande trasformazione che avviene nella vita di una donna, che diventa “mamma”. Del resto, fin dalla gravidanza, la “culla” calda e protettiva dove risiede il piccolo prima dell’ingresso nel mondo è il corpo della donna. E con la nascita nessuno può negare come - specialmente da un punto di vista biologico - la madre rappresenti la protagonista indiscussa, nel ruolo di colei che eroga cure costanti e che è responsabile, attraverso l’allattamento, della sopravvivenza del neonato e del suo mantenimento in salute. Un ruolo quindi potente quello della donna-madre, che può però offuscare la presenza di altri aspetti e di altre risorse che, soprattutto mano a mano che il bambino cresce, sono indispensabili per “liberare” la donna da tanta dipendenza e lasciare spazio anche alle altre importanti figure di accudimento, in primis quella del padre.

La diffusione capillare di internet e degli strumenti telematici più in generale, ha notevolmente modificato il nostro modo di relazionarci all’Altro e questo vale anche per le relazioni amorose. Gli incontri sul web sono sempre più diffusi, anche a livello sentimentale. Cambia il contesto nel quale i processi di corteggiamento e “amoreggiamento” possono essere posti in essere, tant’è che non ci si sorprende più troppo se alla domanda “Dove vi siete incontrati?”, i due partner rispondono che il primo contatto è avvenuto per via telematica. Le pressioni lavorative e di studio hanno notevolmente ridotto i tempi da dedicare a nuove conoscenze attraverso i metodi convenzionali; l’incontro online avviene tramite l’uso di pc, smartphone o tablet che rientrano oggi tra gli oggetti indispensabili per la vita quotidiana di ognuno di noi. Ma come funziona l’ “innamoramento” virtuale?

I conflitti sono componenti normali e addirittura costruttivi all'interno della vita coppia. Non vanno evitati e nemmeno nascosti, ma per essere utili e non nocivi devono presentare delle caratteristiche ben precise: il disaccordo deve essere espresso in maniera rispettosa e deve sempre essere chiaro che l'obiettivo è quello di trovare una soluzione. Solo così il conflitto può divenire addirittura un esempio positivo di gestione delle differenze. Purtroppo non è sempre facile affrontare i contrasti nel modo corretto:

Per il senso comune una coppia di coniugi non è ancora sufficiente a costituire una “famiglia”. Questa infatti è ritenuta tale solo quando ci sono dei figli. Lo scopo essenziale del matrimonio, sempre secondo il senso comune, è quello procreativo. Anche in recenti indagini è emerso che per la maggioranza delle coppie avere un figlio è un’esperienza molto importante e solo una minoranza sembrerebbe disposta a non averne. Ciò che cambia oggi, ed è cambiato nel corso del tempo, passando dalla società tradizionale a quella moderna, fino a quella contemporanea, è il significato che assume il “mettere al mondo dei figli”.  

Il corpo è la “tela” su cui ognuno di Noi racconta e scrive la propria storia, il proprio romanzo, e, come tale, è il mezzo attraverso il quale esprimiamo la parte più profonda di Noi. Quando non ci si riesce ad esprimere attraverso la parola, perché la “bocca tace”, talvolta può capitare che esso diventi il “luogo privilegiato” della manifestazione di una sofferenza, di un disagio, la via che la nostra mente sceglie per dire l’indicibile.

Si impara sempre a vincere, ma non si impara mai a perdere. Eppure la vita di per sé, è per sua natura, costellata di cambiamenti, perdite e saluti.  La maggior parte delle persone immagina e spera che “tutto” nella propria vita debba perdurare “per sempre”: amore, amicizie, salute, bellezza, giovinezza… Tuttavia la vita di coppia, le relazioni di amicizia e il proprio corpo necessitano di una cura, un’attenzione, e una manutenzione costanti: vanno ri-conquistati ogni giorno. Ma se è vero che curare con impegno gli aspetti della nostra vita è basilare, è altrettanto vero che in molti casi le relazioni e le circostanze semplicemente cambiano, finiscono o assumono nuove forme. Nulla resta uguale a se stesso e tutto è in movimento.

Tutti noi, per il semplice fatto di vivere, siamo esposti all’eventualità di sperimentare, nel corso della nostra esistenza, delle “ferite dell’anima”- ovvero quelli che gli esperti sono soliti definire i cosiddetti traumi psicologici. Questi traumi possono essere di due tipi: quelli “con la T maiuscola”, ovvero quelle ferite importanti che minacciano la nostra integrità (come calamità naturali, incidenti stradali, stupri, aggressioni, malattie infauste, omicidi o suicidi di persone care); e  quelli “con la t minuscola”, esperienze che sembrano apparentemente poco rilevanti (come abbandoni, paure, trascuratezze ecc.), ma che possono assumere un peso, soprattutto se ripetute nel tempo o se subite in particolari momenti di vulnerabilità o nell’infanzia.

  Se potessimo rappresentarla con un oggetto, probabilmente uno “zaino” descriverebbe al meglio tutta l’eredità che ognuno di noi porta con sé dai propri avi. Questa metafora, già di per sé, evoca un contenitore che può essere ricco di molti strumenti e aspetti utili, ma anche essere nello stesso tempo – se troppo ingombrante – pesante sulle spalle di chi lo porta.

Salve, una mia familiare va in terapia da uno o due anni con evidenti benefici. Nonostante ciò certi suoi comportamenti mi creano ancora dei problemi, ma lei non capisce il mio disagio. Sono davvero molto stufa e sto pensando di prendere appuntamento con il suo terapeuta per parlarne, in quanto la conosce e potrebbe aiutare anche me nel rapporto con lei, anche se in modo discreto e indiretto. Non è mia intenzione pormi come quella che vuole sapere i fatti della mia parente e neanche come quella che ne vuole parlare male o erigere il terapeuta a giudice e so che lui non può dirmi nulla né riferire nulla. A me sembra una buona idea, ma ho paura di venire rimbalzata perché in qualche modo inficerei la loro relazione ed è proprio quello che non voglio. Ho pensato di chiedere a lei di prendere appuntamento insieme, ma penso che rifiuterebbe. Che ne pensate? Grazie

La mia ragazza a causa di gravi problemi familiari decise di andare ad una festa, a questa festa l'hanno fatta bere molto e l'hanno fatta fumare cosi un ragazzo si è approfittato di lei portandola a casa sua contro la sua volontà abusando di lei e facendole del male a livello fisico. Lei ora sta sopprimendo i suoi sentimenti per me per autodifesa, fa molta fatica a toccare un corpo maschile e si vergogna di se stessa, si sente sporca, riesce a farsi toccare con fatica e non riesce a farsi guardare più quando si spoglia. Come posso agire per aiutarla? Vi prego di aiutarmi. Grazie in anticipo.

“Arrivederci amore ciao le nubi sono già più in là Finisce qua, chi se ne va che male fa...” Quando finisce una relazione, sia che sia stata una conoscenza “particolare”, l'amore della vita, la convivenza o il matrimonio, è sempre un'esperienza dolorosa, che mette alla prova chiunque si trovi ad affrontarla.

Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato. (Erri De Luca)

Ogni coppia crea un "gioco relazionale", un modo di “stare” che diventa specifico ed esclusivo di quella stessa relazione e che è il frutto della negoziazione delle premesse che ogni partner porta al suo interno. Con il passare del tempo questo “meccanismo” può andare in corto circuito. Come uscire dall’impasse e ristabilire una condizione di benessere?

Prima o poi ogni donna, nell’arco della propria vita, si trova a fare i conti - più o meno consapevolmente- con la propria dimensione “materna”. Tuttavia, se è vero che tale disposizione istintiva potrebbe essere definita “universale”, è altrettanto vero che le sue manifestazioni sono estremamente peculiari e sfaccettate per ogni singola donna.

Buonasera, sono una ragazza di 22 anni ed è da un po' che rifletto sull'iniziare una terapia, ma non ne trovo mai il coraggio. In passato ho avuto diversi problemi: mangiavo e vomitavo/digiunavo, mi tagliavo e per un periodo ho fatto uso di sostanze non troppo lecite. Premetto che non ho sviluppato una dipendenza nei confronti di quest'ultima, anche se riconosco che se non ne faccio più uso è solo perché non c'è al momento. Questo periodo della mia vita è più tranquillo di altri, anche se mi rendo conto di non stare propriamente bene. Ogni tanto mi ricapita di tagliarmi o di vomitare, azioni che per quanto mi facciano star bene dopo riconosco siano sbagliate. Una volta provai a parlarne con mia madre, ma si rifiutò di continuare il discorso. Vivo con lei e il suo compagno, mio padre è morto quando ero piccola. Spesso mi sento fuori luogo e di troppo, come se fossi una persona di serie B. I rapporti col compagno di mia madre non sono molto buoni, penso lui in fondo non sopporti il fatto che mia madre abbia avuto due figli prima di fare una bellissima bambina con lui. È molto destabilizzante la situazione e mi rendo conto che luo potrebbe essere la causa di molti miei problemi, ma non so come affrontare la cosa. Mi rendo conto che potrei avere aver bisogno di un aiuto, ma tanti fattori mi frenano... Vorrei risolvere la situazione con me stessa o mi rendo conto che le cose potrebbero ulteriormente peggiorare. Onestamente non so dove sbattere la testa. Grazie per aver letto, D.

Salve, mi rivolgo a voi perché non so più cosa fare..da tempo ormai passo le notti piangendo, non riesco più a mangiare e non riesco ad uscire da questo periodo, ci sono diverse motivazioni e mi chiedevo se potessi parlare in privato con qualcuno che sappia aiutarmi... Grazie...

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione. Arthur Shopenhauer, Parerga e paralipomena, volume II, capitolo XXXI, sezione 396.

L’attaccamento disorganizzato è il maggior predittore dei disturbi psicologici nell’arco di vita. Diversi studi hanno confermato che esiste una relazione tra l’attaccamento disorganizzato nell’infanzia e la dissociazione patologica nell’età adulta. Questo...